Vita

IL CASO. Pillola del giorno dopo: cambia la dicitura, gli aborti restano

Viviana Daloiso martedì 11 febbraio 2014
La frase è scritta in gergo medico, come si addice ai foglietti illustrativi, e recita: «Il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto dell’ovulo fecondato». In una parola: impedire all’embrione di vivere e svilupparsi. Il farmaco in questione è il Levonorgestrel, la cosiddetta pillola del giorno dopo, e quella frase d’ora in poi non comparirà più nel suo bugiardino.È stata rimossa, per decisione non meglio specificata dell’Agenzia italiana del farmaco. Rimane soltanto la dicitura: «Inibisce o ritarda l’ovulazione». Che non è un modo per dire la stessa cosa, anzi. Inibisse soltanto l’ovulazione, la pillola del giorno dopo, non verrebbe prescritta e assunta da migliaia di giovani e giovanissime ogni anno (360mila nel 2011), che potrebbero benissimo accontentarsi di quella normale, di pillola. Ma quello che finora non è passato con l’escamotage linguistico della “contraccezione d’emergenza” (che contraccezione è, se viene fatta quando la gravidanza è già in corso?) ora lo si vuole far passare con la manipolazione dei dati scientifici. E questo a medici ed esperti risulta inaccettabile.«Si è scritta sul bugiardino una cosa non vera, e lo si è fatto consapevolmente». Bruno Mozzanega è ginecologo dell’Università di Padova, all’attivo ha 170 pubblicazioni tra cui molte sui reali effetti della pillola del giorno dopo. «Mi spiace e mi rattrista, ma quello che riportano l’Aifa e l’Agenzia europea del farmaco, a seguito delle posizioni della Federazione mondiale dei ginecologi, non corrisponde affatto a quanto emerge dalla letteratura sperimentale su cui pretendono di fondare le loro conclusioni. Dalla letteratura primaria emerge con molta chiarezza – spiega Mozzanega – che il Levonorgestrel agisce inibendo l’ovulazione soltanto quando viene dato nel primo dei giorni fertili. Quando invece viene assunto nei giorni pre-ovulatori, che sono i più fertili del ciclo mestruale, tutte le donne studiate ovulano, ma il corpo luteo – cioè la struttura che poi deve preparare l’organismo materno alla gravidanza – diventa inadeguato al suo compito. Il concepimento può avvenire, ma l’embrione non trova un endometrio preparato ad accoglierlo». Ma ciò che più ha colpito Mozzanega è come si sia giunti alla decisione di modificare il bugiardino della pillola del giorno dopo, quasi in sordina: «La decisione non è stata discussa in Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, né in sede europea, all’Ema. Resta da capire chi abbia deciso e quando di procedere con una scelta di questo tipo, di cui siamo venuti a conoscenza soltanto dalla Gazzetta ufficiale del 4 febbraio scorso». Una violenza gravissima nei confronti delle donne, secondo Mozzanega, «perché facendo passare questi farmaci come anticoncezionali quando non lo sono si tende ad alleggerire la responsabilità di chi li usa». Dello stesso parere l’Aigoc, che riunisce i ginecologi e gli ostetrici cattolici: «Dal punto di vista scientifico nulla di nuovo è stato provato rispetto a qualche anno fa che possa autorizzare un’Agenzia, che ha come compito primario la tutela della salute di tutti i cittadini e l’informazione corretta, a fare questo».Ma la posta in gioco, si capisce bene, non è certo il dibattito scientifico. Alla notizia dell’aggiornamento dell’Aifa ha fatto seguito un coro di critiche e accuse agli “obiettori di coscienza” «che ora non hanno più appigli per negare alle donne il farmaco», ha detto Emilio Arisi, presidente della Società medica italiana per la contraccezione (Smic). A cui sono già arrivate le repliche di molti ginecologi, non solo cattolici: «La clausola di coscienza non è questione di bugiardini». Aggiunge Mozzanega: «La scelta di non prescrivere questi farmaci non è una scelta di obiezione rispetto alla legge. Al contrario: non prescrivendo farmaci che non tutelano il concepito io osservo totalmente le norme di legge che finalizzano la procreazione responsabile alla "tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento", il concepito stesso. Sono le norme della legge 405/75, e prima ancora sono i principi fondanti della nostra civiltà, richiamati nella Costituzione. Fuori dalla legge è chi contravviene a queste indicazioni vincolanti».