Vita

Utero in affitto. Lo psichiatra Castriota: «Mai più si separino gestante e bambino»

Lucia Bellaspiga giovedì 6 aprile 2017

Fabio Castriota

La gravidanza non è solo un passaggio in un contenitore intercambiabile», ma è il tempo in cui nasce «una storia complessa», addirittura si imposta «il successivo sviluppo psichico» sia della madre che del feto, il quale «memorizza tutto e può anche inviare messaggi». Ecco perché la maternità surrogata è «una situazione traumatica per due esseri umani». Mentre il dibattito sull’utero in affitto ferve a livello politico e culturale, la scienza si riprende la parola e si attiene ai fatti. Fabio Castriota, psichiatra, vice presidente della Società Italiana di Psicoanalisi, è già intervenuto in tal senso al recente forum a Montecitorio, dal quale l’ampio fronte del no è uscito con un forte appello all’Onu per la messa al bando della tratta di neonati.

Nessuno si sognerebbe di vendere un bambino di qualche mese. Invece la maternità surrogata pretende di ordinare una vita umana e ritirare il prodotto, togliendolo alla madre al momento della nascita. Ma quando nasce davvero un bambino?
Se è con la nascita che entra nel mondo, la sua comunicazione con la madre e, tramite lei, con la realtà esterna è già attiva nella gravidanza. Giorni fa un noto quotidiano, facendo riferimento agli studi più attuali di neonatologia, titolava: "È nella culla che si formano le competenze". Invece è molto prima. Sulla relazione madre-bambino, a partire dagli anni ’60 e ancor più dagli anni ’70 e ’80, si è passati dalla visione di un utero contenitore di una vita in evoluzione a una visione molto più ricca e dinamica nel rapporto di scambio. Tutto ciò che la madre vive viene percepito dal feto, che possiede una grande sensibilità, unita a un elevato livello di competenze psicofisiologiche e neuropsicologiche inimmaginabili in passato. Già Freud aveva intuito che «c’è più continuità tra la vita uterina e la primissima infanzia, di quanto l’impressionante cesura dell’atto della nascita ci lascerebbe supporre». Attraverso l’utero materno il nascituro, con i suoi organi di senso, prende contatto con gli stati emotivi della madre e fa esperienza di ciò che è esterno: non solo sente, apprende e memorizza tutto ciò che gli è filtrato, ma invia messaggi.

Ciò significa che separare al parto la diade madre-figlio è traumatico anche per la donna?
La gravidanza è il periodo fondamentale in cui la madre dialoga fisiologicamente, emotivamente e razionalmente con il bambino. Il danno della maternità surrogata riguarda perciò due persone: certamente il neonato, ma anche sua madre, dato che se non esiste un bambino senza madre non esiste una madre senza il suo bambino. L’unità madre-bambino è non solo la base biologica e il presupposto psichico per la maturazione mentale del neonato ma anche per l’evoluzione della donna dopo l’esperienza della maternità. Come scrive il filosofo indiano Osho, "nel momento in cui nasce un bambino nasce anche la madre. Lei non è mai esistita prima: esisteva la donna, ma la madre mai. Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo". Ma qual è il destino della madre biologica, appena nata come madre? Sparire subito! La prima premura è separare immediatamente puerpera e neonato, che va consegnato prima possibile ai suoi "genitori".

Questo infatti consigliano apertamente alcuni nostri uomini politici che sono andati all’estero a farlo, essendo in Italia un reato. Però madre e bambino comunicano nei nove mesi...
Intanto comunicano attraverso la via ormonale: una madre sottoposta a stress produce sostanze ormonali che possono interagire negativamente nella sfera psichica del feto in evoluzione. Un esempio sono certi disturbi di personalità in bambini nati da madri traumatizzate o gravemente depresse durante la gravidanza. Una donna che sta affittando il suo utero e si dovrà separare dal figlio è una donna stressata e i traumi possono lasciare imprinting profondi nelle memorie implicite del futuro bambino. Quanto alla madre, la situazione di perdita, di lutto, può inficiare la possibilità di sviluppare un attaccamento in successive gravidanze. Un terrore tipico delle donne in gravidanza è che qualcuno sottragga loro il figlio, e la surrogata diventa il concretizzarsi di questo fantasma.

A quanti mesi il feto ha sviluppati i sensi?
Il tatto è il primo, già al 3° mese, quando il feto comincia a sentire se qualcuno tocca il ventre della madre. Poi si sviluppano le percezioni dolorose, olfattive (per questo dopo il parto riconoscerà l’odore di sua madre) e il gusto (le esperienze del cibo mangiato dalla madre lasceranno tracce nelle memorie). Poi arrivano le capacità uditive: il feto sente il ritmo del battito cardiaco materno e in futuro avrà un ritmo simile nel succhiare il latte. Ma soprattutto sente le sue parole: la lingua madre. Anche il tono della sua voce lascia tracce nei sistemi di sicurezza del feto... Che tracce lascerà allora una madre straniera la cui lingua, dopo la separazione, non verrà più rintracciata nelle prime esperienze del neonato? Infine si sviluppa la sensibilità visiva, e il feto dal sesto mese sogna: l’attività onirica è un importante strumento di elaborazione delle esperienze, e spesso è accompagnata da alterazioni nell’espressione facciale, sussulti e cambi di posizione.