Vita

Violenza sulle donne. «No all'ideologia gender dentro la legge del Lazio»

Lucia Bellaspiga giovedì 6 marzo 2014
Nessun ingannevole inserimento dell’ideologia Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) nella legge tuttora ai voti alla Regione Lazio per contrastare la violenza contro le donne. Lo assicura per la maggioranza il consigliere regionale Cristian Carrara, eletto nel listino del presidente Zingaretti. Il testo, infatti, «è stato modificato e ancora lo sarà, proprio per eliminare qualsiasi ambiguità o equivoco. La parola "genere" è stata espunta ovunque».Un successo incassato da Olimpia Tarzia, vicepresidente della V Commissione Cultura alla Regione Lazio, che per prima aveva puntato il dito contro la proposta di legge numero 33, intitolata "Riordino delle disposizioni per contrastare la violenza contro le donne in quanto basata sul genere e per la promozione di una cultura del rispetto delle differenze tra uomo e donna...": «Strumentalizzando il drammatico tema della violenza sulle donne e quindi una battaglia ovviamente da tutti condivisibile – ha denunciato la consigliera eletta nella Lista Storace – si vuol far passare ben altro concetto e cioè l’ideologia del "gender". Questa legge è il cavallo di Troia di una certa sinistra nel tentativo di orientare l’attenzione verso la cultura di genere». Di qui la sua battaglia prima in Commissione, poi in Aula, con 140 emendamenti presentati. Che la sua interpretazione del testo in questione non fosse solo allarmistica lo dimostra proprio un ordine del giorno presentato invece sul fronte opposto dal Movimento 5 Stelle, che proprio nella parola "genere" vedeva e auspicava quella stessa apertura al "gender": «Come si evince dal titolo – scrive infatti il M5S, che di emendamenti ne ha presentati 200 – la proposta di legge in oggetto non solo intende contrastare la violenza contro le donne in quanto basata sul genere, ma anche promuovere una cultura di rispetto dei diritti umani fondamentali...», ovvero appunto il riconoscimento del "gender", con l’estensione della tutela delle donne "a lesbiche, gay, bisessuali, transessuali".«Non solo tutto questo non accadrà – conclude Carrara –, ma non era nemmeno nelle intenzioni di chi fin dall’inizio ha pensato questa legge, nemmeno tra le associazioni del tutto laiche che l’hanno voluta e pensata. Semplicemente perché intendevano proteggere le donne dalla violenza, null’altro e proprio questo fa arrabbiare i grillini. Comunque miglioreremo ancora il testo: è vero che il termine "genere" in una certa cultura viene utilizzato come categoria sociale/culturale e non naturale, ma nelle nostre intenzioni serviva esclusivamente a distinguere il genere femminile da quello maschile». Sparirà anche dal titolo, dunque, la controversa parola? «Su questo non so rispondere perché il titolo dobbiamo ancora votarlo». Questione di ore, siamo alle battute finali.Resta ancora da lavorare sui toni di una proposta di legge che, sempre secondo Olimpia Tarzia, volendo contrastare la violenza sulle donne cade nell’eccesso opposto, ovvero «discrimina violentemente gli uomini», ad esempio quando «all’articolo 5 si propone l’istituzione di centri antiviolenza e case rifugio per le vittime con personale "interamente femminile", con spregio dell’articolo 3 della Costituzione: un ufficio pubblico che vieta l’ingresso a operatori di sesso maschile disattende clamorosamente il principio della parità dei sessi di fronte alla legge...». Una «carica discriminante antimaschile», secondo la Tarzia, presente in tutto il testo, nel quale «l’idea che passa è che gli uomini sono un pericolo da guardare con attenzione». Anche se – indubbiamente – gli uomini ai quali questa legge si riferisce lo sono.