Vita

Il caso. Medico francese condannato per eutanasia

sabato 24 ottobre 2015

Il medico francese Nicolas Bonnemaison, accusato di aver praticato l'eutanasia causando la morte di sette malati terminali tra il marzo 2010 e il luglio 2011, è stato condannato in appello a due anni di carcere con la condizionale per uno dei casi a lui contestati. Nel processo di primo grado era stato assolto. Bonnemaison, medico intensivista, si è sempre difeso sostenendo che aveva accelerato la fine dei pazienti per abbreviarne l’agonia, con l’intento di «alleviare, non di uccidere». La Corte d'assise di Maine-et-Loire è giunta al verdetto dopo oltre 15 ore di camera di consiglio. Il caso del medico 54enne aveva fatto molto discutere in Francia, e non solo per i crimini dei quali era accusato: dopo l’assoluzione in primo grado, nel giugno 2014, l’Ordine dei medici aveva infatti disposto un mese dopo a Pau la radiazione di Bonnemaison, che si era appellato al Consiglio di Stato vedendo però respinto il suo ricorso in gennaio e confermata la radiazione in via definitiva. Il pubblico ministero nel processo penale d’appello aveva chiesto una condanna 5 anni considerando che il medico non poteva essere considerato «un assassino o un avvelenatore nel senso tradizionale del termine». Il medico era accusato di aver somministrato Hypnovel, un potente sedativo, e Norcuron, un farmaco a base di curaro, ad alcuni pazienti anziani, incurabili e ai quali erano state sospese le terapie. Il tutto senza informare le famiglie. In Francia il Parlamento sta discutendo la revisione della legge Leonetti sul fine vita, approvata nel 2005, aprendo a forme di "sedazione profonda" – potenzialmente mortali – se il paziente è considerato terminale e chiede di vedere avvicinata la sua fine (o che per lui lo facciano i parenti). La nuova legge è fieramente avversata da associazioni che difendono categorie di pazienti particolarmente fragili e che temono una deriva eutanasica della sanità francese.