Vita

Parla la madre. «Non lascerò uccidere mio figlio Vincent»

Daniele Zappalà giovedì 11 giugno 2015
«Vincent non subisce alcun accanimento terapeutico e non è per nulla in fin di vita. Ha un pesante handicap, come tanti altri pazienti». Se potesse, Viviane Lambert, 70 anni, lo griderebbe al mondo intero. Perché è in gioco la vita di suo figlio, Vincent Lambert, 39 anni, ricoverato da sette a Reims in uno stato di coscienza minima dopo un incidente che l’ha reso tetraplegico. Il caso continua a dividere la Francia, tanto più dopo la sentenza-choc di venerdì scorso della Corte europea dei diritti umani (Cedu), che considera non illegale la richiesta degli ex medici di Vincent di arrestare l’alimentazione assicurata da un sondino. Ieri, grazie a un breve video diffuso su Internet dal «Comitato Vincent Lambert», i francesi hanno potuto constatare che il paziente respira autonomamente, chiude le palpebre, deglutisce (GUARDA IL VIDEO). Ci sono nuove polemiche, con un ricorso già presentato all’Authority francese dell’audiovisivo.Signora Lambert, lei ha dichiarato che la «battaglia continuerà». In che modo?Siamo choccati e delusi per la decisione della Corte, che equivale a un abbandono dei pazienti più vulnerabili. È gravissimo per Vincent, come per tutti coloro che portano un pesante handicap come il suo. Così si spalanca la porta all’eutanasia. Ma non gettiamo la spugna. Il medico che aveva avviato la fine dell’alimentazione ha lasciato l’Ospedale universitario di Reims. Ogni decisione tocca adesso ad altri. Nulla è obbligatorio, chiediamo che Vincent sia trasferito in un centro specializzato vicino a Strasburgo. Da tre anni non riceve più sedute di kinesiterapia e non gode neppure di una poltrona adatta. In caso contrario, attaccheremo chi avvierà decisioni simili a quelle passate. Per ora, attendiamo notizie dagli avvocati dell’ospedale.In questo clima i medici potranno prendere decisioni ponderate? Lo spero, anche se nessuna decisione medica collegiale potrà essere serena, perché si tratta ormai di un caso politico.Nella sua famiglia, divisa tra chi vuole salvare Vincent e chi lo vorrebbe veder morire, come la moglie, può rinascere il dialogo? Con mio marito siamo sostenuti da due figli, ma siamo stati colti tutti di sorpresa. A parte la moglie di Vincent, nessuno era stato informato della prima procedura di cessazione dell’alimentazione avviata dall’ospedale. È stata una bomba che ha scavato fossati. Prima le relazioni erano eccellenti, ma un’ondata di violenza intollerabile ci ha travolti. Siamo stati traditi.Si sente confortata da chi difende la vita di Vincent? Sì, perché non siamo più soli. Ci sostengono diverse commissioni di etica o associazioni come Alliance Vita o quella dei traumatizzati cranici. Abbiamo ricevuto pure il sostegno dell’Arcivescovo di Reims, monsignor Thierry Jordan.C’è chi dice che Vincent rappresenta "un caso particolare"... In Francia ci sono 1.700 persone in una situazione come la sua, talora accolte in casa dai genitori. Ma lo si è voluto nascondere. Prenderebbe suo figlio in casa?Certamente, anche domani, magari già per l’estate. Ma i medici ritengono più saggio trasferirlo in una struttura di fiducia. Nel settembre 2012 c’era un accordo per un breve ritorno a casa. Ci avevano detto: «Per il tragitto, non servono ambulanze».