Vita

Unioni civili. Binetti: «La vera politica pensa alle generazioni future»

Gianni Santamaria martedì 2 febbraio 2016
Guardare alle nuove generazioni, ai diritti dei bambini più che degli adulti. Alla vigilia della discussione al Senato Paola Binetti, neuropsichiatra infantile e deputato Udc in Area popolare, invita il mondo politico a un sussulto di consapevolezza e non confondere i diritti delle persone e quelli delle convivenze. «Diciamo tante volte che il politico illuminato guarda alle generazioni future, qui stiamo davvero prendendo decisioni che trasformano modelli di vita e che, semmai, avremmo bisogno di elaborare con molta più calma». Prima del possibile ricorso al voto segreto su alcuni emendamenti chiave come la stepchild adoption , «confidiamo sul senso comune, che può portare a togliere quell’articolo», sottolinea. Come influirà la piazza sul dibattito in Aula? I segnali sono stati molto forti sia in termini di valori, sia sulle conseguenze politiche delle decisioni che si prenderanno. Dal bilanciamento di questi elementi dipenderà cosa il Pd deciderà di fare. Mi pare impossibile che non si sia sentito toccato in profondità. Certo c’è stata una tendenza a chiudersi a riccio sulla posizione 'il ddl Cirinnà è già un punto di mediazione e non si tocca'. Non so, però, se queste affermazioni siano state fatte per la stampa o per un certo tipo di pubblico. Per le conseguenze politiche si riferisce al 'Renzi ci ricorderemo'? Sì. È un riferimento alle ammini-strative, che dice: state attenti, noi valuteremo come si regoleranno non solo i partiti, ma anche le singole persone. Solo una questione di schieramenti? Un sì inequivocabile ai contenuti della piazza è venuto dal centrodestra. La risposta politica è stata questa. Anche se è evidente che non si tratta di valori di destra contrapposti a quelli di sinistra. L’unico dem in piazza è stato Fioroni, accusato di essere un destabilizzatore. Certo, non è il solo a non essere d’accordo con parti importanti della legge. Ci sono i famosi 30 senatori e tantissimi deputati. Però al Circo Massimo non si sono visti. Come se l’appartenere a un’area politica fosse pregiudiziale rispetto all’essere presenti accanto a quel popolo. C’erano, però, e mi ha molto colpito, molti elettori del Pd. Nel Paese si respira un clima di spaccatura. Come trovare una mediazione tra nessun diritto e matrimonio egualitario? Innanzitutto il ddl Cirinnà è scritto male giuridicamente e meriterebbe un restyling profondo, visti i dubbi di costituzionalità. In ogni caso, credo che serva un 'catalogo' di diritti da dare alle persone, non alla convivenza. Persone adulte e consenzienti che decidono di convivere assumendosi delle responsabilità. Diritto all’abitazione, alla cura reciproca, agli alimenti se la relazione viene meno. Sulla pensione di reversibilità va detto che oggi ci sono tanti pensionati sotto la soglia di povertà e giovani che non sappiamo se l’avranno. Quali i paletti? Fondamentale è che non siano coinvolte persone che non ci sono ancora, perché non nate. O, se ci sono, saranno obbligate a un modello educativo con, ad esempio, una madre vera e un’altra che, pur essendo una figura magari affettivamente straordinaria, non potrà essere la madre. A meno che non vogliamo usare quel linguaggio che abbiamo sempre respinto di 'genitore 1 e 2'. In Parlamento ci sono forze come M5S che dicono: votiamo il ddl solo se resta così. Renzi commetterebbe un doppio errore ad accettare un ricatto di questo tipo. Primo definirebbe la superiorità dei 5 Stelle davanti a certe decisioni strategiche. C’è già il caso dei giudici costituzionali. Ma il più grave sarebbe l’avallo a una situazione di compromesso che esula del tutto dalle necessarie garanzie per ogni bambino. Nel Pd, poi, c’è chi fa un paragone tra genitori dello stesso sesso e genitori adottivi. Ma questi, pur non essendo biologici, offrono la complementarità che è essenziale per l’equilibrio della crescita. Il problema è che non sento perplessità: per loro è tutto facile, è tutto amore...