Vita

Intervista. Bové: da ecologista dico no all'utero in affitto

giovedì 21 maggio 2015
Fra i politici, nomi socialisti di fama internazionale come gli ex premier Michel Rocard e Lionel Jospin, o ancora Jacques Delors, l’ex presidente per un decennio della Commissione europea. E fra gli intellettuali tanti nomi della "gauche" riuniti dietro la nota filosofa femminista Sylviane Agacinski. Ma nei ranghi della sinistra francese che si batte (anche grazie alla nuova campagna internazionale partita dagli Usa) per un’abolizione universale della maternità surrogata, considerata come una pratica ignobile di mercificazione del corpo, delle donne, dell’infanzia, e di sfruttamento di stampo neocoloniale della povertà talora vicina ai nuovi schiavismi, si schiera senza esitazioni pure la figura più emblematica della "gauche" "rurale": quel José Bové divenuto un simbolo in Europa delle battaglie contadine contro gli Ogm e in favore di un’alimentazione giusta e responsabile per tutti.  In concomitanza con l’Expo di Milano, Bové ha appena pubblicato con Gilles Luneau una vibrante denuncia contro l’«imperialismo» di certe multinazionali dei pesticidi, delle sementi e del «cibo-spazzatura» "L’alimentation en otage", (L’alimentazione in ostaggio, Autrement). Il baffuto sindacalista e ambientalista, che siede oggi all’Europarlamento di Strasburgo per i Verdi accetta volentieri di esporre ad Avvenire il proprio punto di vista sui foschi risvolti della maternità surrogata. Assieme ad altre personalità francesi, lei ha appena firmato la petizione internazionale per l’abolizione universale della maternità surrogata: «Stop surrogacy now». Perché? Questa pratica rientra nella manipolazione della vita. La stessa che, in forme meno gravi, denunciamo nel caso delle piante e degli animali. Le nostre società si devono confrontare oggi con una logica di selezione ed eugenismo. In questo quadro generale, mi oppongo alle tecnologie predisposte in realtà per opporsi alla natura attraverso l’imposizione di scelte artificiali. E in questo fronte specifico lei per cosa si batte? La maternità surrogata rappresenta la forma di strumentalizzazione della donna più insopportabile che ci sia. Il giorno in cui vedrò una donna dei quartieri ricchi di Parigi che accetterà di portare in grembo il bambino di una donna senzatetto dell’India potrei vederci qualcosa di positivo. Ma beninteso, non è questa la realtà. Si tratta di una strumentalizzazione mercantile della donna, una strumentalizzazione dei poveri, fondata sull’idea ambigua del "diritto al figlio". Nessuno ha diritto a un figlio. Un bambino non è una mercanzia. L’idea del "diritto al figlio" è insopportabile. Come interpreta le divisioni nella sinistra sulla questione? C’è gente che affronta il dibattito sull’allargamento dei diritti per tutte le forme di relazione eterosessuale o omosessuale e che argomenta a favore dell’estensione di questi diritti personali inserendovi anche il "diritto al figlio", indipendentemente dalla situazione in cui ci si trova. È qualcosa di estremamente inverosimile. Si tende a costruire una logica di questo tipo: dato che una persona può scegliere la sua sessualità, ha pure il diritto di scegliere di avere o meno un bambino, a prescindere dalle circostanze concrete. Si tratta di un’estensione basata sul diritto delle persone a vivere nella libertà più totale e a farlo in sintonia con la sessualità scelta, estendendolo sino al "diritto al figlio". Il figlio diventerebbe un diritto. Ma, ripeto, ì un bambino non è mai un diritto. Si attende discussioni accese, anche a livello di Parlamento europeo? Certo. La questione divide anche all’interno delle singole formazioni. Sono in gioco un nuovo rapporto e una nuova riflessione su questo punto: il diritto può permettere a tutte le tecnologie di costruire realtà che stravolgono il nostro rapporto con la vita? È una questione che interroga la sfera filosofica, etica e riproduttiva. Le piante, gli animali e l’uomo si sono sempre riprodotti gratuitamente. Ma questo è stato sempre rifiutato dai mercanti, che hanno infatti prodotto gli Ogm, i cloni e adesso pure queste forme di riproduzione umana. Proseguendo in questa direzione bisogna attendersi prima o poi dibattiti anche sull’utero artificiale, ovvero la possibilità di nascere in laboratorio fuori dal grembo materno. Di fronte al determinismo tecnocratico dei "mercanti", come lei li definisce, pensa che il suo approccio prudente prevarrà? Penso di sì. Questa corsa continua deve indurci a una riflessione e a una moratoria: non si può contemporaneamente tirar dritto e riflettere. Oggi quest’ondata tecnica maschera in realtà una volontà di potenza mai vista prima.