Vita

INTERVISTA. Vari: così l’ideologia sovverte la natura

Emanuela Vinai mercoledì 24 ottobre 2012
La risoluzione del Consiglio Onu per i diritti umani è un nuovo passo (decisivo, vista la qualifica del consesso) per vedere riconosciuto dalle Nazioni Unite l’aborto come diritto dell’uomo. Ne è convinto Filippo Vari, costituzionalista e studioso di diritto internazionale: «Purtroppo c’è una spinta da parte di molte lobby per annoverare nei documenti Onu l’aborto tra i diritti umani. Spesso non lo si fa in modo esplicito, ma richiamandosi a concetti utilizzati in maniera ambigua, come la "salute riproduttiva". Poiché sull’aborto non c’è consenso, allora si utilizza un linguaggio ambiguo, nelle cui pieghe però c’è l’aborto configurato come diritto, ma ben "mascherato"».Quali sono le idee alla base di questa strategia?C’è la convinzione che i diritti dell’uomo non abbiamo un previo fondamento nel diritto naturale ma siano l’oggetto di un mero accordo tra gli Stati, che appunto prescinde dalla natura. Così si arriva al punto paradossale, drammatico, che diritto dell’uomo non è considerato il diritto alla vita – primo e fondamentale diritto, presupposto per il godimento di tutti gli altri – ma si ritiene diritto dell’uomo l’aborto. È un circolo vizioso, che poi produce conseguenze gravissime anche nell’ordinamento interno. Il "contagio" riguarda anche l’Italia?Purtroppo sì. Pensiamo alla recente decisione della nostra Corte di Cassazione che riconosce il diritto al risarcimento del danno a un bambino down nei confronti di un medico che, non avendo diagnosticato alla madre tale patologia, ha evitato che abortisse. La sentenza parla di un diritto d’aborto. In realtà, nel nostro ordinamento, nonostante la legislazione sull’interruzione della gravidanza conculchi il diritto alla vita del concepito, non esiste un diritto d’aborto. Lo ha riconosciuto più volte la stessa Cassazione, anche di fronte a una forte spinta di una parte della giurisprudenza ad allargare ulteriormente le maglie della normativa. L’aborto intanto è consentito in quanto sussista un serio pericolo, non altrimenti evitabile, per la salute o la vita della donna.Qual è l’argomento giuridico per contrastare l’affermarsi di queste idee?L’Onu è un’istituzione che agisce in base a criteri politici, di maggioranze che spesso si accordano su concetti ispirati al <+corsivo_bandiera>politically correct<+tondo_bandiera>, imposto da lobby spesso lontane dal sentire dei popoli ai governi degli Stati membri. Poi, va riaffermato con forza che il primo e più importante diritto è quello alla vita. E che la volontaria e deliberata uccisione di un essere umano mai può essere considerata un diritto. Infine, va evidenziato che una seria politica di sostegno e di aiuto alle donne in difficoltà passa per i servizi alla persona e il sostegno economico, non per l’eliminazione della vita, che per le donne che abortiscono resta un dramma.