Vita

INTERVISTA. Nicolussi: «Voto quasi unanime, segnale di condivisione»

Pier Luigi Fornari martedì 31 luglio 2012
«È un documento che guarda soprattutto al futuro, ai problemi etici che si porranno inevitabilmente con l’avanzare della tecnica in una società pluralista». Andrea Nicolussi, ordinario di Diritto civile all’Università Cattolica e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto il parere sull’obiezione di coscienza nel Comitato nazionale per la bioetica, precisa l’orientamento del testo di fronte a certe letture giornalistiche in chiave di polemiche ormai alquanto datate.«L’idea che ci ha mossi – spiega – è di elaborare un pensiero il più condiviso possibile riguardo a un tema sempre più cruciale nel rapporto tra l’uomo, la sua coscienza e la tecnica. Le leggi prevedono regole nelle difficili questioni bioetiche, ma il rispetto della coscienza di chi vi è coinvolto personalmente, specialmente quando si appella ai diritti inviolabili dell’uomo, è un diritto della persona che uno Stato liberale non può non tutelare».L’ampio consenso di cui lei parla c’è stato?Il documento è stato approvato da tutti i presenti, salvo un componente del Cnb che peraltro si è astenuto sulle conclusioni. Si può quindi parlare di quasi unanimità e questo è incoraggiante anche perché nel Paese c’è un gran bisogno di recuperare uno spirito di unità a partire dal lavoro istituzionale.Qual è il fondamento giuridico?L’obiezione di coscienza in bioetica è un diritto della persona inerente alla libertà di coscienza, ma non in senso puramente soggettivistico, bensì in quanto l’obiettore chiede di non pregiudicare un diritto inviolabile dell’uomo.Cosa si rischia se tale principio non è riconosciuto? Le leggi vengono approvate da maggioranze parlamentari che possono mutare. Il rischio è che il voto dei più, in quel dato momento, pretenda di far tacere le coscienze e di negare la stessa problematicità delle questioni. In altre parole si rischia di cadere in una sorta di stato etico in senso deteriore. Certo esiste la Corte costituzionale, ma l’obiezione di coscienza opera nel vissuto quotidiano di chi direttamente è coinvolto dalle leggi. Perciò si può anche considerare una istituzione democratica.È in gioco un caposaldo dello Stato liberale?Direi di sì, se si considera che la libertà di coscienza è un elemento fondante di tale modello di ordinamento giuridico. Spesso peraltro si concentra l’attenzione sul fatto che una legge prevede dei servizi trascurando gli obblighi che essa impone e che potrebbero essere contrari alla coscienza individuale e in generale all’etica professionale. Sarebbe molto positivo se il documento avviasse una riflessione al riguardo. Qualcuno ribatte che con l’obiezione si finisce per minare leggi vigenti.Il parere precisa che l’obiezione di coscienza non è uno strumento di sabotaggio di leggi ma deve essere esercitata in modo sostenibile senza pregiudicare diritti che la legge riconosca. Allo stesso tempo richiede che la legge non boicotti l’obiezione di coscienza discriminando chi la vuole esercitare.