Vita

Il caso Bianca Balti. Sogni, non ovociti congelati. Il regalo da fare a una figlia

Viviana Daloiso lunedì 11 marzo 2024

Bianca Balti durante la diretta Instagram in cui ha parlato di social freezing

La decisione s'è conquistata la ribalta della cronaca, come si addice al personaggio di Bianca Balti, fotomodella e volto di note campagne pubblicitarie, da qualche tempo molto attiva anche sui social network. «Ho detto a mia figlia: quando hai 21 anni ti regalo il social freezing, così non ci pensi più, ti fai la tua vita e quando vuoi una gravidanza hai già tutto il necessario» ha annunciato sul suo profilo Instagram. Dove social freezing - per i non addetti ai lavori - sta per congelamento degli ovociti, la procedura non esattamente innocua (la stimolazione ovarica richiede una lunga terapia ormonale con iniezioni, diverse ecografie, un intervento finale per il prelievo transvaginale) e nemmeno economica (il costo si aggira tra i 3mila e i 4mila euro) che consente a una donna di accedere, quando e se lo vorrà, alla procreazione assistita per avere un figlio. Procedura a cui Bianca Balti stessa, per altro, s'è sottoposta: «Per me questa è stata una scelta che mi ha donato libertà, soprattutto quella di non rimanere in una relazione solo per paura di non poter avere la mia terza maternità. Un investimento che facciamo su noi stesse».

Dunque «libertà» per la giovane figlia di Bianca Balti Matilde, nata nel 2007, e per tutte le ragazze che seguono gli interventi social della top model, a cui quest'ultima non a caso s'appella: «Parlatene, parlatene, nella vita bisogna pensare a che cosa è importante per noi senza sensi di colpa». «Libertà» di poter avere figli senza che questi ultimi abbiano necessariamente un padre, per quell'idea tanto propagandata quanto egoistica che possano vivere benissimo senza averlo. Di poter essere vere donne solo senza la dimensione relazionale dell'amore con un uomo, per quella convinzione tristemente diffusa che se se n'è incontrato uno violento (come purtroppo è successo a Bianca Balti) allora tutti gli altri devono essere così. Di poter diventare madri quando si vuole ingannando le regole della biologia, per quell'idea iscritta nell'individualismo imperante secondo cui i diritti del singolo sono più forti persino della natura, vanno affermati ad ogni costo, e che la scienza ci rende padroni di farlo.

Libere da tutto e da tutti insomma, e terribilmente sole anche, come per l'aborto: conta il poter scegliere per se stesse, non le conseguenze di quella decisione, non il coinvolgimento dell'altro (sia quello a cui viene preclusa la possibilità di nascere, sia quello per cui viene programmata a data da destinarsi). E conta poterlo fare adesso per sempre, non importa quello che succederà. Ciò che più che un regalo, per una giovane donna, sembra la condanna a esaurire la propria femminilità in una dimensione desolante di autoreferenzialità, anche corporea. Dove scompaiono progetti di vita intrecciati alle fasi diverse del proprio percorso di crescita e non c'è traccia di percorsi di relazione all'interno dei quali quei progetti possano mescolarsi, arenandosi magari (e quanta responsabilità hanno le istituzioni e il mondo del lavoro nel renderli impossibili, e quanto lavoro va fatto perché le cose possano cambiare) oppure generandone di nuovi, portando alla scelta consapevole e piena, sì, in questo caso, di mettere al mondo altre vite o anche di non farlo. Addio, ovviamente, anche alla famiglia, intesa come sublimazione di quelle relazioni, dimensione d'accoglienza necessaria alla nascita e alla crescita d'un figlio. Ci scusi, Bianca Balti, se non siamo d'accordo: niente social freezing, alle ragazze che affrontano il (difficile) cammino di diventare donne a questo mondo, e che sceglieranno d'essere madri, vorremmo regalare ancora sogni. Oltre alla possibilità sociale, culturale ed economica di realizzarli nella realtà, e non in un frigorifero.