Vita

Gender. Lo stop del ministero agli opuscoli Unar

Paolo Ferrario sabato 5 aprile 2014
Una circolare del Ministero dell’Istruzione ha bloccato la diffusione nelle classi degli opuscoli “Educare alla diversità a scuola”, realizzati dall’Istituto A. T. Beck su mandato dell’Unar (che li ha pagati 24.200 euro). Lo ha comunicato ufficialmente ieri mattina il direttore generale del Dipartimento per l’Istruzione del Miur, Giovanna Boda, incontrando il Fonags, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola. Lo stesso dirigente ha anche dato conto di una lettera ufficiale di scuse inviata al Miur dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, per aver portato avanti il progetto senza condividerlo con il Ministero, come denunciato tempo fa dal sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi. La diffusione degli opuscoli aveva provocato la forte reazione delle associazioni dei genitori, a causa dei contenuti fortemente orientati verso l’ideologia gender e Lgbt (lesbiche gay, bisessuali e transessuali). E non poteva essere altrimenti, visto che, come ha ammesso alla Camera il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sesa Amici, in risposta a un’interpellanza del deputato di Per l’Italia, Gian Luigi Gigli, la diffusione degli opuscoli si collocava «nell’ambito» delle azioni previste dalla Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, concordata dallo stesso Unar unicamente con 29 associazioni Lgbt e senza il coinvolgimento del Forum nazionale delle associazioni familiari, che pure rappresenta oltre tre milioni di famiglie italiane.«Siamo soddisfatti del risultato ottenuto ma non ci fermiamo qui», commenta il coordinatore del Fonags, Roberto Gontero, che si prepara ad incontrare il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, il prossimo 23 aprile. «In quell’occasione – aggiunge – chiederemo al ministro di emanare una circolare che renda obbligatorio, per le scuole, ottenere il consenso scritto dei genitori circa la partecipazione dei propri figli a iniziative su temi sensibili come la sessualità, l’omosessualità e la lotta alla discriminazione».Un incontro «urgente e inderogabile» al ministro Giannini è stato chiesto ieri anche da sei associazioni Lgbt, firmatarie di un durissimo comunicato in cui, tra l’altro, si attaccano il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco e Avvenire, “colpevoli” di avere evidenziato l’inopportunità di diffondere tra gli studenti (anche delle elementari), testi che – è bene ricordare – definiscono «stereotipo da pubblicità» il modello di famiglia composto da un uomo, una donna e i loro figli. Quello cioè previsto non solo dal diritto naturale, ma anche dalla nostra Costituzione.Questo incontro non sarà però tra le priorità dell’agenda del ministro. Nelle prossime settimane, confermano da viale Trastevere, il «confronto prioritario sarà innanzitutto con il forum degli studenti e dei genitori», con cui sono già stati fissati appuntamenti, come quello del 23 aprile con il Fonags. «Più avanti», ma non si sa ancora quando, saranno anche ricevuti i rappresentanti Lgbt.QUESTIONE GENDER, VAI AL DOSSIER