Vita

Fine vita. «Eutanasia, la Cei segue con apprensione l’iter delle proposte di legge»

Francesco Ognibene martedì 2 luglio 2019

«Il cardinale Bassetti, e con lui tutta la Chiesa italiana, segue con apprensione l'iter delle proposte di legge presentate in Parlamento in materia di eutanasia perché reputa preziosa e degna di rispetto ogni vita, in particolar modo quella fragile e indifesa, ma soprattutto perché ha molto a cuore il destino di ogni uomo». Lo dichiara al Sir don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, in merito al dibattito in corso alla Camera sull’intervento legislativo chiesto dalla Corte costituzionale entro il 24 settembre sulle scelte di fine vita in situazioni estreme. Il mancato rispetto della scadenza temporale, ha detto la Corte nell’ordinanza 207 del 16 novembre 2018, comporterebbe un pronunciamento dei giudici costituzionali orientato – da quel che la stessa Consulta ha fatto intendere – a consentire in alcuni casi forma di suicidio assistito. «La preoccupazione della Chiesa – aggiunge Maffeis, richiamando concetti espressi dal cardinale Bassetti – si estende anzitutto a tutte quelle famiglie che ogni giorno si chinano con amore sui propri cari colpiti dalla malattia affrontando difficoltà di ogni tipo e poi anche a tutte quelle realtà, composte da associazioni, operatori sanitari e volontari che ogni giorno affiancano i familiari dei malati cercando di alleviare con umanità e professionalità, il loro disagio e la loro sofferenza».
Il presidente dei vescovi italiano, interpellato dall’agenzia Ansa, aveva dichiarato che la Cei aveva «già deciso di intervenire al riguardo, ne parleremo in una riunione convocata a breve con gli organismi interni». Alla Cei era infatti pervenuta una lettera – privata, ma trapelata sulle pagine del Messaggero – datata 17 giugno e firmata da 18 parlamentari cattolici (in carica ed ex) nella quale si denunciava tra l’altro la «deriva di morte» insita in alcuni disegni di legge all’esame di Montecitorio. A firmare la lettera erano Domenico Menorello, Paola Binetti, Stefano De Lillo, Benedetto Fucci, Mario Mauro, Alessandro Pagano, Riccardo Pedrizzi, Massimo Polledri, Maurizio Sacconi, Alfredo Mantovano, Antonio Buonfiglio, Giovanni Falcone, Gian Luigi Gigli, Giorgio Merlo, Antonio Palmieri, Simone Pillon, Eugenia Roccella e Luisa Santolini. «Da tempo la Cei sta lavorando a un tavolo sul fine vita, tema che ci sta a cuore» aveva spiegato all’Agi don Maffeis, aggiungendo che la Chiesa italiana «si pronuncerà nel rispetto di tutti e in modo chiaro per ribadire qual è la posizione della Chiesa sull’eutanasia».
Nei giorni scorsi alcuni esponenti del gruppo di politici cattolici avevano dato vita a un dibattito pubblico sul «diritto di morire» come «morte del diritto», promosso dal Centro studi Livatino, al quale aveva preso parte anche il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, a parere del quale «non c’è diritto alla morte», tanto che una legge che lo prevedesse «sarebbe incostituzionale».
La Cei aveva già reso nota la sua intenzione di prendere posizione sul tema con un documento. Nel comunicato che aveva riassunto il Consiglio permanente di inizio aprile si parlava di «un documento, curato dalla Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, sulla fase terminale della vita terrena. I Vescovi – precisava la Cei – ne hanno condiviso un indice ragionato, dove emerge una Chiesa – la stessa che incarna la pastorale della salute diffusa sul territorio, attenta a farsi carico delle fragilità – che non si sottrae a vivere la propria missione, offrendo a tutti una riflessione che affronta alcune situazioni umanamente ed eticamente complesse. Rispetto a un presunto "diritto" a morire, si impegna a sostenere quello a una morte degna, come affermazione della cura dell’uomo verso di sé e verso il prossimo. Di qui, in particolare, il richiamo a non disattendere ulteriormente l’applicazione della legge che assicura le cure palliative. Altro aspetto centrale, l’affermazione del rispetto della libertà di coscienza del medico e di tutto il personale sanitario, al fine di garantire a tutti la possibilità di perseguire azioni eticamente buone».