Vita

Gay e figli. Su Dolce & Gabbana tempesta (con colpi bassi)

Francesco Ognibene lunedì 16 marzo 2015
Una furiosa polemica condita da colpi bassi, minacce e accuse con eccessi verbali, più un’aggressiva campagna ostile giocata su grandi media e social network. È l’effetto dell’intervista a «Panorama» degli stilisti Domenico Dolce, siciliano 56enne, e Stefano Gabbana, 52 anni, milanese, abbinata professionale tra le più acclamate a livello globale e per vent’anni anche sodalizio affettivo. Contro D&G s’è scatenata una tempesta che ricorda molto da vicino quella che investì nel settembre 2013 Guido Barilla per una sua dichiarazione radiofonica vibratamente contestata dalle lobby Lgbt («Per noi il concetto di famiglia è sacrale, rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. La salute, il concetto di famiglia. Non faremo uno spot gay perché la nostra è una famiglia tradizionale»). Ma vediamo i fatti. L’intervista contestata Fa clamore l’ultimo numero del newsmagazine Mondadori perché – rilanciando la più recente sfilata «Mamma, madre, Madonna» nella quale i due stilisti avevano portato in passerella le loro modelle con i rispettivi figlioletti – pubblica sotto il titolo «Viva la famiglia (tradizionale)» un ritratto inedito della coppia più glamour dello stile italiano. «Abbiamo capito – dice Gabbana – che la famiglia non è una moda passeggera. È un senso di appartenenza sovrannaturale», e «la gente ha bisogno di appartenenza». Dolce aggiunge: «Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. L’ha resa icona la Sacra Famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono quelli che io chiamo figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. (...) Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni». E se Gabbana si dice sensibile al richiamo della paternità («io un figlio lo farei subito»), Dolce sul punto è invece severo: «Sono gay, non posso avere un figlio – dice –. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia». Dichiarazione quest’ultima che scatena un coro di contestazioni in tutto il mondo. Le reazioni Il più scatenato è il cantante inglese Elton John, padre insieme al suo compagno-sposo David Furnish di due bambini concepiti in provetta e messi al mondo da madri a pagamento (dettaglio silenziato da quasi tutti i cronisti e gli osservatori, oltre che dai diretti interessati): «Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono "sintetici?», inveisce la pop star intimando a Dolce e Gabbana di «vergognarsi per aver puntato i loro ditini contro la fecondazione in vitro, un miracolo che ha consentito a legioni di persone che si amano, etero e omosessuali, di realizzare il loro sogno di avere figli. Il vostro pensiero arcaico è fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda». Conseguenza: «Non indosserò mai più nulla di Dolce e Gabbana». Un invito al boicottaggio che in un lampo fa il giro del mondo anche grazie all’hashtag #boycottDolceGabbana che in una sola giornata raccoglie oltre 29mila adesioni e rilanci, per un totale di più di 50 milioni di utenti raggiunti dal messaggio. La prima star ad aderire è Courtney Love Cobain, cantante e attrice californiana: «Ho appena raccolto tutti i miei vestiti Dolce e Gabbana e li voglio bruciare. Non ho parole. Boicottiamo la bigotteria insensata». Sui social network fa anche circolare un’immagine che abbina la copertina del numero di «Vanity Fair» del 2005 nel quale il titolo sui due stilisti ritratti in mezzo ai bambini – «Il desiderio di essere padri» – era alquanto diverso rispetto a quello di Panorama. In campo – è il caso di dirlo – scende anche Martina Navratilova: «Avanti così Elton e David! – scrive la ex campionessa di tennis, da poco sposata con la sua compagna –. Le mie magliette D&G finiranno nel bidone, non voglio che nessuno le indossi». Non può mancare la voce di un altro padre di figli (due gemelli) ottenuti con utero in affitto come Ricky Martin: «Le vostre voci sono troppo potenti per spargere così tanto odio. Sveglia, siamo nel 2015, amate voi stessi, ragazzi!», con inevitabile invito al boicottaggio commerciale. E mentre emergono le prime bufale (come un falso profilo Twitter dal quale una sedicente Ornella Vanoni partiva all’attacco dei due stilisti), prende posizione un volto noto della tv italiana di qualche anno fa come Heather Parisi: «Non esistono figli della chimica né figli di un Dio minore, esistono figli. Sono la madre di due "bambini sintetici" – scrive la showgirl sul suo sito rivolgendosi a Domenico Dolce – nati con l’aiuto della scienza, di quelli che, secondo te, non hanno diritto di esistere al mondo. Ci sono migliaia di mamme famose (Celine Dion, Mariah Carey, Nicole Kidman, Brooke Shields, Sarah Jessica Parker, Emma Thompson, Christie Brinklie, Jennifer Lopez, per non parlare della "musa ispiratrice" delle tue collezioni) e non, che, grazie alla scienza moderna, hanno potuto esaudire il loro desiderio di maternità e donare il loro amore di madri. Nessuna di loro ti "convince"?». Per la Parisi la famiglia «si modifica» e «non è immutabile», «non è una questione di "natura", ma di costrutto sociale come qualsiasi altra istituzione» e via echeggiando l’ideologia gender, che vive la sua gloriosa giornata sulle barricate. Poteva mancare nel coro del politicamente corretto Victoria Beckham? La ex Spice Girl solidarizza via tweet con Elton John, il suo compagno, i figli «e tutti i meravigliosi bambini nati da fecondazione in vitro». Invia la sua adesione al boicottaggio anche Sharon Stone mentre lo sceneggiatore e regista americano Ryan Murphy, autore di serie tv americane di successo come Popular, Nip/Tuck, Glee, American Horror Story e The New Normal, si prende la soddisfazione di disprezzare la creatività dei due stilisti italiani: «I loro vestiti – sibila ovviamente, via social – sono brutti come il loro odio». Tra i commenti italiani, una menzione la merita lo humour acido di Luxuria, se non altro per capire che aria tira: «Forse adesso per la pubblicità del profumo Dolce e Gabbana al posto di quel modello bellissimo metteranno Giovanardi. Spero di no. Spero davvero di non vedere in futuro manifesti in cui al posto di Monica Bellucci ci sia Paola Binetti. Essere omosessuali non vuol dire pensarla allo stesso modo ma forse per gli stilisti Dolce e Gabbana le opinioni sono come un paio di jeans o di mutande, si possono cambiare di continuo». Stesso registro per Gay Center, che alludendo al diritto di D&G di dire liberamente quel che pensano difeso da alcuni esponenti del centro-destra mette in guardia i due stilisti «da abbracci mortali. Si potrebbe finire con il celebrare la famiglia tradizionale e poi trovarsi nel bunga bunga, magari gay». Un clima di irrisione intimidatoria che si commenta da solo. L’autodifesa di D&G. «Crediamo fermamente nella democrazia e pensiamo che la libertà di espressione sia una base imprescindibile per essa. Noi abbiamo parlato del nostro modo di sentire la realtà, ma non era nostra intenzione esprimere un giudizio sulle scelte degli altri. Noi crediamo nella libertà e nell’amore». È la prima replica ai contestatori più o meno celebri rilanciata da Stefano Gabbana, che in un’intervista al «Corriere della Sera» parla chiaro: «Noi due abbiamo sempre vissuto la nostra sessualità privatamente, non abbiamo mai gridato. Adesso ci mettono in bocca parole non nostre: saremmo contrari alle adozioni gay. Non è vero. Domenico ha semplicemente espresso la sua opinione sulla famiglia tradizionale e sulla fecondazione assistita. Altri fanno scelte diverse? Liberissimi. Ma noi pretendiamo lo stesso rispetto». Polemico sulle dichiarazioni di Elton John: «Non me l’aspettavo da una persona che ritenevo – sottolineo: ritenevo – intelligente. Ma come? Predichi comprensione, predichi tolleranza, e poi aggredisci? Tutto perché qualcun altro la pensa in modo diverso da te? E questo sarebbe un modo democratico di ragionare? Illuminato? È un ignorante, nel senso che ignora che esistono pensieri diversi dal suo ugualmente degni di rispetto». Chiarendo che quello di Elton John «è un modo autoritario di vedere le cose: se sei d’accordo con me bene, altrimenti ti attacco. E gliel’ho scritto, nei commenti di Instagram: fascista», Gabbana aggiunge «Domenico ha delle idee, ha fatto delle scelte. Elton John ne ha fatte altre. Scelte diverse, vite diverse. Stesso rispetto». E conclude ricordando che «Domenico ha detto che preferirebbe la famiglia classica, è la sua opinione. Non è a suo agio con la fecondazione assistita, è il suo imprinting tradizionale siciliano. Io la vedo diversamente da lui. Nel rispetto reciproco». A sostegno della libertà di pensiero. Numerose le voci italiane a difesa della libertà di Dolce e Gabbana di dire quello che pensano in materia di figli di coppie gay. Secondo Eugenia Roccella, la vicenda «ha finalmente aperto una discussione sul modo in cui i gruppi omosessuali organizzati affrontano le questioni del matrimonio gay e dell’utero in affitto: se qualcuno la pensa diversamente va intimidito, boicottato, messo a tacere. Non è fascismo, questo? L’avversario va subito manganellato, e le sue idee non meritano alcun rispetto. In Italia è successo già a Barilla, che si è spaventato e si è sparso il capo di cenere pubblicamente; succede oggi ai due stilisti, che sembrano resistere e non voler rinnegare la propria esperienza e le proprie convinzioni». Neppure il fatto di essere gay ha salvato D&G «dalla bastonatura. Beh – ironizza Roccella –, almeno tutto questo ci ha fatto scoprire che Elton John è omofobo». Alessandro Pagano (Ncd) ricorda che Elton John «per assecondare i desideri suoi e del suo compagno ha fatto ricorso alla fecondazione in vitro e all’utero in affitto, strappando poi il neonato con forza dal petto della madre. Il racconto di questa nascita è di una violenza inaudita, tra la commercializzazione di fatto della maternità e anni di sofferenza per il bimbo». Pier Ferdinando Casini consiglia «a Stefano Gabbana e Domenico Dolce, a cui evidentemente si imputa di aver espresso una libera opinione, di rileggere il Manzoni quando scrive della peste a Milano: "Il buon senso esisteva ancora ma se ne stava nascosto per paura del senso comune"». «Nel secolo scorso – dice Carlo Giovanardi – aberranti ideologie come nazismo e comunismo hanno massacrato interi popoli per costruire "l’uomo nuovo" tentando di cancellare secoli di rispetto della nostra cultura e della nostra tradizione: questo secolo si apre con un violento attacco al diritto naturale, con metodi squadristi di aggressione a chi, come Dolce e Gabbana, non condivide un ritorno a forme di schiavitù e di sfruttamento della povertà e della disperazione, che si speravano superate per sempre nello sviluppo della civiltà umana». Maurizio Gasparri sottolinea che «grandi personaggi simbolo della comunità gay hanno taciuto davanti alle orribili esecuzioni di omosessuali da parte dell’Is, che getta dal tetto dei palazzi vittime innocenti, ma sono pronti a boicottare Dolce e Gabbana perché non si piegano ai diktat del pensiero unico dei manipolatori di vite». Di campagna «intollerabile e vergognosa» parla Roberto Formigoni: «Io sto con Dolce e Gabbana, applaudo alla dichiarazione coraggiosa che hanno fatto, questa è libertà di espressione». Provocatoria la domanda di Paola Binetti: «Che fine ha fatto l’emendamento con cui si cercava di salvaguardare la libertà di espressione nel ddl Scalfarotto sull’omofobia? Non era difficile immaginare la virulenza e la violenza con cui molti esponenti delle comunità Lgbt, non tutti per fortuna, avrebbero reagito alle dichiarazioni della premiata ditta Dolce e Gabbana. Non vorrei che fosse semplicemente un anticipo del clima culturale in cui si svilupperà il prossimo dibattito in Parlamento sul riconoscimento dei diritti civili. Tutti d’accordo sul "sì" ai diritti individuali, ma fortissime le perplessità a destra e sinistra sulle adozioni per le coppie omosessuali. Non a caso la Camera diversi mesi fa aveva approvato il famoso emendamento salva-libertà di espressione nel ddl Scalfarotto. Speriamo che proprio dall’onorevole Scalfarotto giungano parole chiare in merito alla libertà di espressione e alla legittimità di posizioni politiche contrarie per esempio alle adozioni omosessuali». Di «boicottaggio assurdo» e «metodo Barilla» parla «Famiglia Cristiana» che in un commento sul suo sito Internet firmato dal presidente del Forum delle associazioni familiari Francesco Belletti dice che «non c’è niente da ridere» per «il clima di antilibertà» che emerge in queste ore. Alla polemica diretta Belletti preferisce l’introduzione nel dibattito di «un ragionevole dubbio sull’estremismo di chi pensa che la paternità sia un diritto assoluto»: «Le parole di Domenico Dolce – scrive Belletti – pongono una domanda seria sui diritti del bambino, sull’identità più profonda della paternità e della maternità, che è prima di tutto dono e accoglienza, e non progetto di possesso, sulla centralità della gravidanza come esperienza personale e reale di dialogo tra una madre e il suo bambino in pancia, per nove mesi, e non come semplice e neutrale "ospitalità", gratuita o rimborsata/ retribuita che sia. Così come si pone una domanda seria sull’identità della famiglia come culla della vita e luogo privilegiato di incontro della differenza sessuale. Capisco perfettamente lo spasmodico desiderio di Elton John di voler diventare padre, e di "avere un figlio": e proprio a Elton John mi piacerebbe chiedere se davvero la sua scelta personale non possa essere messa in discussione dalle parole di chi, a partire dalla sua stessa scelta affettiva e di orientamento sessuale, esprime con libertà la propria posizione e sceglie tutt’altro progetto di vita».