Vita

Famiglia. E ora arrivano gli accordi prematrimoniali?

Luciano Moia giovedì 23 aprile 2015
Il giorno dopo il governo corre ai ripari. Dopo l’approvazione del “divorzio breve” gli stessi relatori della legge, votata ieri in via definitiva alla Camera, Alessandra Morani (Pd) e Luca D’Alessandro (Fi), annunciano anche un ddl sugli accordi prematrimoniali. Un pannicello caldo su una ferita insanabile. Perché non basterà introdurre gli accordi prematrimoniali obbligatori – se poi lo saranno davvero – per dissolvere la pesante zavorra antifamiliare rappresentata dal divorzio breve. L’Italia sconta purtroppo un grave vizio d’origine, una lunga scia di ingiustizia lunga 45 anni. Perché la pessima legge 898 del 1970, applicata ancora peggio dai nostri tribunali, ha finito per consolidare una cultura divorzista che ha fatto male all’Italia e agli italiani. La legge del 1970 non segnò – contrariamente a quanto venne subito detto – l’ingresso del Paese nell’era dei diritti civili. La norma approvata ieri fa ancora peggio. Segna il definitivo distacco delle istituzioni dalle scelte delle coppie. Finge di ignorare che ogni disgregazione familiare apre la strada a una serie infinite di violenze domestiche, depressioni, alcolismo, emarginazioni. Anche suicidi e delitti familiari, purtroppo. Agli onorevoli deputati Morani e D’Alessandro vorremmo chiedere se hanno mai sentito parlare della disperazione violenta di decine e decine di padri separati? Quegli uomini che, esclusi dal contesto familiare, cacciati di casa, obbligati a non vedere più i figli, esplodono in sanguinosi gesti senza ritorno? Pensano davvero che basti aver abbassato da tre anni a sei mesi il periodo necessario per chiedere il divorzio, possa aver risolto d’incanto i problemi di relazione coniugale?  «Vorremmo che lo stesso impegno messo nell’approvazione del divorzio breve lo rivolgessero anche a chi vuole far famiglia. Ma purtroppo non è così», ha commentato don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Famiglia Cei. «La solitudine dei legami familiari e la difficoltà a tenere unita la famiglia – ha fatto ancora osservare – è un grido che non trova ascolto, date le scarsissime politiche per la famiglia e una società che stritola chi vuole vivere il “per sempre”. Come pure resta inascoltato il grido dei bambini che vivono sulla propria pelle le divisioni familiari». Anche “Famiglia Cristiana” considera che sei mesi per riflettere sulla propria decisione siano davvero pochi. Tre anni erano uno spazio di tempo indispensabile per rielaborare il lutto da separazione. «Un tempo che diversi esperti, psicologi e mediatori familiari – scrive il settimanale - considerano necessario per consentire alla coppia quantomeno di riflettere sulla propria decisione». Anche il presidente dell’Associazione nazionale notai cattolici, Roberto Dante Cogliastro, quella del divorzio breve è una scelta «che rischia di semplificare in maniera eccessiva uno scioglimento che sottende molte problematiche. A partire dal rischio per la tutela dei figli alla riduzione del matrimonio a mero contratto». Ancora più esplicite le considerazioni di Giuseppe Butturini, presidente con la moglie Raffaella dell'Associazione nazionale famiglie numerose: «Se non si riconosce che il divorzio è un fallimento e si dimentica che nel fallimento del matrimonio si nasconde un possibile fallimento della società, non si arriva da nessuna parte».