Vita

Manifestazione per la famiglia. «Siamo con l'Italia, non un popolo contro»

Angelo Picariello sabato 30 gennaio 2016
Una folla enorme, spontanea, composta. Che lancia due segnali chiari alla politica. «No al ddl Cirinnà», recitano tanti striscioni, «No Cirinnà», ripete in modo ritmato la gente che è andata riempiendo sin dalla mattinata l’enorme catino del Circo Massimo. «No alla rottamazione della famiglia» - ed è l’altro messaggio - recita invece l’unico striscione sotto il palco posto in prossimità di via dell’Ara Massima di Ercole. La terminologia richiama non a caso il lessico renziano, ma ci pensa un grande striscione («Renzi, ci ricorderemo») a chiarire chi sia l’interlocutore primario del messaggio che sale dal popolo della famiglia. «Siamo un milione, molti più di quelli che pensavamo», scandisce l’organizzatore Massimo Gandolfini a nome del Comitato "Difendiamo i nostri figli" alle 14.30, ad inizio manifestazione. Quando - mentre ancora altra gente sta affluendo lentamente dal Colosseo e si assiepa, a mezzo chilometro dal palco, davanti alla Fao - è ormai chiaro che i grandi numeri della manifestazione del 20 giugno scorso sono stati superati e quindi la sfida ambiziosa di spostare la "location" da piazza San Giovanni è stata vinta. «Siamo quasi due milioni», dirà più tardi lo stesso Galdolfini. Ma al di là delle solite dispute sui numeri (in serata gli organizzatori citano fonti «ufficiali» che parlano di un milione e 780mila persone), il grande colpo d’occhio regala l’immagine di tanta, tantissima gente giunta qui con ogni mezzo, da ogni regione d’Italia, tanti con i passeggini (circa 1.500 autobus, moltissimi in treno, o con le proprie auto) per testimoniare, non per protestare. «Questa piazza non è contro nessuno. È l’unico modo che della gente povera ha, non avendo lobby alle spalle, per indicare qual è il comune sentire degli italiani». Il pressing sulla politica è però forte e inequivocabile. E diventa appello pressante nelle conclusioni di Galdolfini: «Mi rivolgo ai parlamentari, qui ci sono gli elettori di tutti i partiti, nei prossimi giorni seguiremo i passaggi della legge Cirinnà passo passo e vedremo chi ha raccolto il messaggio di questa piazza e chi invece l’ha messo sotto i tacchi», avverte il portavoce. «Al momento delle elezioni ci ricorderemo chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi no, rendendo possibile l’abominevole pratica dell’utero in affitto». Nessuna concessione alla mediazione: «Il ddl Cirinnà non è accettabile dalla prima all’ultima parola, non si tratta di fare qualche piccola modifica o un intervento di maquillage, va totalmente respinto», conclude Gandolfini bocciando anche la soluzione dell’«affido rafforzato», che porterebbe ugualmente all’adozione, sostiene. E un secco no, con argomenti giuridici, al testo delle unioni civili, arriva anche dall’avvocato Gianfranco Amato, a nome dei Giuristi per la vita e del centro studi "Livatino" che propone in alternativa un testo unico per mettere ordine fra i diversi pronunciamenti giurisprudenziali, evitando stravolgimenti giuridico-costituzionali. Tante le adesioni, anche se il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni smentisce che ci sia anche la sua, spiegando che si è fatta confusione con un messaggio inviato al precedente evento. I politici fanno un passo indietro: sul palco non ci sono, per loro solo un posizionamento vantaggioso davanti al palco, al riparo dalla ressa, ma senza accesso né a microfono né a posti a sedere. Ma non c’è da restare stremati, per loro, il raduno dura solo due ore, solo interventi brevi e diretti. Come quello del blogger Mario Adinolfi, ex deputato del Pd: «È straordinario quel che avete fatto, avete cambiato la storia del Paese. Il ddl Cirinnà - scandisce -. vuole attaccare il cartellino del prezzo al ventre delle madri. Il palazzo vi ascolti. Renzi, fai le scelte giuste - conclude -, lo dico al mio amico presidente del Consiglio. Altrimenti questo popolo se ne ricorderà», dice evocando anche lui lo striscione che campeggia di fronte agli oratori. Messaggio sul quale cade l’occhio anche di Željka Markic, leader dell’iniziativa civica che in Croazia ha avviato il referendum vincente pro-matrimonio che ha bocciato le unioni civili «e tre mesi dopo - avverte Renzi - alle elezioni ha travolto anche il presidente del Consiglio». «La famiglia - dice la scrittrice Costanza Miriano, nel suo breve e applaudito intervento - è un principio di natura, per difenderla non c’è bisogno di essere cristiani. Ma quando è in pericolo ci dobbiamo alzare in piedi noi a difenderla, da risorti». Un popolo che non ci sta, però, a essere ricacciato nell’antiquariato: «L’Italia non è indietro, è avanti», dice Simone Pillon, presidente del Forum famiglie dell’Umbria, che cita l’esempio svedese, che vede un record di persone sole: «Ma se l’alternativa è la solitudine è meglio restare indietro». «Noi fanalino di coda? E se fossimo un faro?», si chiede Gandolfini, in chiusura, mentre la gente sciama lenta verso il Colosseo e Termini. La spianata si svuota, regalando un colpo d’occhio anche così. Un bambino si è perso, dall’altoparlante parte l’appello. Per lui una mamma e un papà spunterà nel giro di qualche minuto.