Vita

Voto in Cile. I vescovi cileni: l'aborto non è mai terapeutico

martedì 4 agosto 2015
È atteso per martedì 4 agosto, presso la Camera dei deputati del Cile, il voto sul progetto di legge relativo all’aborto. La proposta normativa, presentata al Congresso nazionale nel mese di gennaio, prevede la depenalizzazione dell’aborto in tre casi: quando la gestazione mette in pericolo la vita della madre, quando il feto presenta malformazioni incompatibili con la vita e nel caso in cui la madre sia rimasta incinta in seguito a una violenza. Tutelare il diritto umano alla vita In vista della votazione, la Conferenza episcopale cilena ha creato un’apposita pagina web, intitolata “Grazie alla vita” in cui sono raccolti tutti i documenti della Chiesa locale relativi all’argomento: suddiviso in sezioni, il sito ricorda che “tutti siamo chiamati alla vita”, che i nascituri “sono persone” sin dal concepimento, che è importante promuovere la famiglia ed educare alla tutela della vita. In particolare, poi, i presuli rilanciano, in una forma più sintetica, il documento finale della 109.ma Assemblea plenaria, svoltasi nel mese di aprile, ed intitolato “Il diritto umano ad una vita degna per tutti”. L’aborto non è mai terapeutico Nel testo, si ribadisce, innanzitutto, il “rispetto” e la “considerazione” per ogni persona che si trova ad affrontare la realtà dell’aborto, quasi sempre conseguenza di una situazione di grande sofferenza, di “un dolore vissuto al limite”. Tuttavia, continuano i i presuli, “l’aborto non comporta mai una cura da quelle esperienze traumatiche e non è mai terapeutico”.“Noi sosteniamo – spiegano i presuli - che l'aborto non è di per sé un’azione terapeutica per salvare la vita di una madre in pericolo, anche quando la morte della persona concepita è una possibilità prevista, non voluta, non ricercata”. Aiutare le donne vittime di violenza Quanto ai dolorosi casi di donne rimaste incinte in seguito ad una violenza, i vescovi, pur riconoscendo la loro sofferenze e quella delle rispettive famiglie, invitano a rispettare sempre la vita innocente e chiedono allo Stato di avviare programmi di sostegno per accompagnare le madri colpite da queste dolorose situazioni. Lavorare per una società senza esclusioni Impegnati a “lavorare per una società senza esclusioni”, i presuli affermano, inoltre, di volere “aggiungere i bambini non ancora nati all’elenco, non breve, di persone e gruppi che il Cile lascia ai margini e che, come segnalato da Papa Francesco, sembrano essere scartati”. “Esortiamo tutte le autorità – conclude il documento - a tutelare ogni essere umano, in particolare i più deboli ed indifesi, ed amare e rispettare alla stessa maniera madre e figlio”. Di qui, il richiamo conclusivo della Chiesa cilena ad uno Stato e ad una società “attiva e presente” nel sostenere le madri e i loro figli. (I.P. - Radio Vaticana)