Vita

RAPPORTO. Diciassettemila vite salvate dall’aborto

Paolo Ferrario giovedì 14 giugno 2012
Anno record, il 2011, per il Movimento per la vita italiano. Nei 329 Centri di aiuto alla vita distribuiti sull’intero territorio nazionale sono state seguite oltre 60mila donne (di cui il 42% gestanti), mentre i bambini nati grazie all’assistenza praticata dai 4mila volontari dei Cav (ai quali vanno aggiunti i 73mila sostenitori), sono stati 17mila. «Mai – commentano con orgoglio dalla sede nazionale del Mpv – era stato raggiunto un numero così alto di donne assistite e di bambini nati grazie all’azione dei Centri». In media, per ciascun Centro sono nati 52 bambini destinati con tutta probabilità all’aborto. Un dato che è quasi quintuplicato nel giro di vent’anni. A partire dal 1975 (anno di fondazione, a Firenze, del primo Centro di aiuto alla vita), i bambini nati grazie al sostegno dei Cav sono oltre 140mila, mentre le donne assistite hanno superato le 450mila, più della metà non gestanti. «Questi dati – si legge nella relazione – dimostrano in modo chiaro come, fermo restando l’obiettivo primario di salvare vite umane, il volontariato per la vita è concretamente impegnato a offrire solidarietà a tutte le donne in difficoltà e non solo a quelle in attesa di un figlio». Per rendere meglio l’idea della grande mole di lavoro svolto dai volontari, si può ricordare che, mediamente, ciascuna donna assistita si ripresenta al Centro almeno 10-12 volte nel corso dell’anno e che oltre il 3% delle gestanti assistite ha potuto usufruire di ospitalità in case di accoglienza, presso famiglie o in case in affitto gestite dai Cav. «Le prestazioni assistenziali fornite ed estese non solo alle gestanti – riporta la relazione 2011 – sono state decine di migliaia. Tra le più numerose si confermano gli aiuti in natura, l’assistenza sociale, psicologica e morale, gli aiuti in denaro, l’assistenza medica». Va anche ricordato il Progetto Gemma, adozione temporanea di gestanti in difficoltà tentate di rifiutare il proprio bambino per motivi economici o di disagio sociale e familiare. Attraverso un contributo minimo mensile di 160 euro è possibile adottare per 18 mesi una mamma e il suo bambino. In questo modo, dal 1994 sono state aiutate più di 20mila mamme e, di conseguenza, sono stati evitati altrettanti aborti. In occasione della pubblicazione del Rapporto 2011, il Movimento per la vita ha anche effettuato un’analisi a campione, con i dati di 195 Cav su 329 totali, dalla quale emerge anche l’identikit della gestante seguita dai Centri. Per il 60% si tratta di donne coniugate con un’età variabile trai 25 e i 34 anni (53% del campione). Per il 37% sono casalinghe o senza lavoro (33%) e, tra le difficoltà denunciate, al primo posto con il 46% delle risposte ci sono i problemi di natura economica. Se alla mancanza di lavoro si aggiunge la difficoltà di trovare un alloggio, si arriva al 72% del campione intervistato. Circa il 7% delle gestanti che si sono presentate a un Cav era in possesso di un certificato per abortire. Di queste, l’85%, grazie all’aiuto ricevuto nei Centri, ha deciso di portare a termine la gravidanza e l’81% delle mamme intenzionate ad abortire o incerte ha scelto la vita. «A conferma dell’effetto preventivo, rispetto all’aborto, dell’azione dei Cav – prosegue la relazione – di deve evidenziare che nel 2011 l’81% delle donne incerte o intenzionate ad abortire ha poi dato alla luce il proprio bambino».Anche il Rapporto 2011, infine, conferma che tra le donne assistite, la grande maggioranza è di nazionalità straniera. Si è infatti passati dal 16% del 1990, al 49% del 1996 all’82% dello scorso anno. Complessivamente, nel 2011 le gestanti non italiane (provenienti da 102 Paesi) seguite dai Cav sono state 9.289, con una media di 48 donne per ogni Cav. Circa la metà sono africane, mentre le europee sono il 17%, le latino-americane il 16% e le asiatiche il 10%.