Vita

Divorzio breve. Binetti: «Si aggrava una crisi anziché risolverla»

Lucia Bellaspiga sabato 31 maggio 2014
«Con questo sì alla Camera sul divorzio breve il Parlamento ha preso drammaticamente atto della grave crisi che attraversa la famiglia e in quella crisi l’ha lasciata. Non si è minimamente chiesto cosa fare perché ne esca. Come un medico che si limita a mettere nero su bianco che siamo malati, ma che poi se ne va senza darci la cura». E Paola Binetti, deputata Udc, che dal mondo della medicina proviene, sa bene cosa ciò comporti.In tanti anni nessuna legge a sostegno della famiglia, eppure tempi rapidissimi per il divorzio breve, intende?Per anni non si è mai discusso un disegno di legge - e ce ne sono tanti in Aula - che come obiettivo avessero il favor familiae, non si è fatto nulla per sostenere le politiche familiari, nulla che avesse il fine concreto di rafforzare i legami familiari, perché? Disegni di legge, nemmeno presi in considerazione per un dibattito, annegano in una sorta di banalizzazione, anche quando hanno risvolti economici tutt’altro che banali. Quando invece un ddl prende atto che esiste un elemento di crisi, ci si affanna immediatamente a riconoscere il tallone d’Achille della nostra società, senza cercare le soluzioni.Secondo l’Istat infatti il numero di famiglie che si sciolgono è in progressivo aumento...E allora il dovere di chi legifera per questa società non è limitarsi in modo miope a vedere il problema dell’autodeterminazione del singolo, che va benissimo, bensì fermare questa che non è più un’epidemia ma una pandemia, e che certo non può far piacere a nessuno. Se voglio salvare la famiglia devo tutelarne ciò che profondamente la definisce e cioè la sua unità, senza la quale non esiste più. Nella vita prima o poi tutti scopriamo che non possiamo fare a meno della nostra famiglia, dei contatti umani, della solidarietà reciproca tra i suoi membri.Non è autolesionista un Paese che affossa il nucleo fondamentale su cui si basa la sua sopravvivenza?Il paradosso è che lo Stato vede benissimo che la famiglia è la sola cosa che funziona, così la utilizza come modello per le altre "aggregazioni" che vogliono un riconoscimento, spostando su altri tipi di unione gli aiuti specifici che le erano destinati. Un esempio? Una coppia sposata che iscrive il bimbo alla materna sa che passerà sempre in coda rispetto alla coppia di fatto, con la scusa che questa è più fragile. Dunque per riconoscere i diritti di questi bambini "più fragili", paradossalmente rendi sempre più fragile la famiglia. Oppure l’anziano sa che se vuole una pensione di solidarietà gli conviene apparire separato. Insomma, non c’è una cultura che assuma come valore il fatto di essere rimasti uniti e aver lottato con fatica nel vincolo di solidarietà, anzi, il non averlo fatto conferisce sempre dei vantaggi. Presto sarà la famiglia a chiedere gli stessi diritti delle coppie di fatto. Tra l’altro se non dai supporti alla famiglia, anche quella che nasce dopo il divorzio crollerà: negli Usa c’è il problema dei pluridivorziati.C’è da dire però che i 3 anni di separazione non giovano molto: solo il 2% ci ripensa.Perché non si è mai riempito di contenuti questo spazio, dov’è la mediazione familiare? Cosa si è mai messo in campo per tentare davvero la riconciliazione e ancor più per prevenire lo sfascio di una coppia?Solo il 30% alla Camera però ha detto no.Nel Pd i cattolici ci sono e sono persone che credono nei valori. Visto che stanno nella maggioranza, sarebbe stato importante che con coraggio sostenessero la complessità delle cause che portano a separarsi e si pronunciassero per le priorità vere a favore, non contro la famiglia.