Vita

Lo scandalo. Basta soldi alle cliniche Usa degli aborti?

Elena Molinari giovedì 8 ottobre 2015
Rimane acceso negli Stati Uniti il dibattito sulla sorte di Planned Parenthood, la catena di cliniche private che godono di sussidi pubblici per fornire gratuitamente contraccettivi, test di gravidanza e aborti, oltre a esami per la prevenzione del cancro al collo dell’utero. Nelle scorse settimane la maggioranza dei parlamentari statunitensi ha deciso di non paralizzare l’attività del governo federale anche se il Congresso non avesse acconsentito a eliminare i finanziamenti per l’organizzazione. Intanto la Camera dei rappresentanti ha avviato una serie di audizioni sui metodi – quantomeno controversi – usati da Planned Parenthood. Il dibattito sulle attività delle cliniche è stato sollevato negli ultimi mesi dalla pubblicazione di una serie di video registrati di nascosto da un gruppo anti-abortista californiano, il Center for Medical Progress. I video mostrano medici e alti funzionari dell’organizzazione descrivere la raccolta di parti di tessuto fetali durante gli aborti che avvengono nelle loro cliniche, per destinarli alla ricerca medica. I filmati rivelano che ai ricercatori vengono imposti pagamenti per ottenere gli organi: inevitabile l’accusa che Planned Parenthood tragga profitti illegali da un programma inteso a permettere alle donne di donare i corpicini abortiti alla scienza. Nei video si sentono infatti i funzionari negoziare prezzi e discutere tecniche di aborto che preservino al meglio le parti da raccogliere. I vertici di Planned Parenthood hanno definito le registrazioni ingannevoli e hanno assicurato di non aver violato alcuna legge. Ma 11 Stati americani (Missouri Florida, Tennessee, Massachusetts, Kansas, Arizona, Indiana, Ohio, Georgia, Texas e Louisiana) hanno avviato indagini sui metodi usati nelle cliniche, mentre il Congresso avviava una propria indagine. Parallelamente un gruppo di parlamentari ha intrapreso una battaglia in sede legislativa per impedire che il denaro dei contribuenti venga incanalato verso il gruppo. Planned Parenthood è il più grande fornitore di aborti degli Stati Uniti. Un rapporto pubblicato lo scorso marzo dal Government Accountability Office (l’ufficio del Congresso che indaga sul corretto utilizzo dei fondi del governo federale) ha verificato che l’associazione ha ricevuto almeno 1,5 miliardi di dollari di denaro federale in tre anni, dal 2010 al 2012. È proprio per eliminare questi finanziamenti che una buona parte di parlamentari Usa a settembre ha minacciato di non approvare la legge Finanziaria se avesse contenuto il capitolo di spesa destinato alle cliniche abortive. Ma a fine mese il Congresso ha approvato all’ultimo minuto un bilancio provvisorio che ha scongiurato la paralisi di governo, confermando i finanziamenti fino a dicembre. Da allora tre diverse commissioni della Camera hanno tenuto audizioni sull’associazione. Martedì scorso il Comitato per la supervisione e la riforma del governo ha convocato Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood, sottoponendola a una sessione di domande. Nel frattempo la deputata repubblicana Diane Black ha proposto un disegno di legge, il Defund Planned Parenthood Act, che imporrebbe una moratoria di un anno su tutti i finanziamenti federali all’organizzazione, mentre il Congresso porta a termine le indagini sulle accuse che l’organizzazione abbia violato leggi federali, in particolare quella del 2003 che proibisce l’aborto a "nascita parziale" (un metodo di interruzione delle gravidanze avanzate che prevede lo smembramento del feto o la sua uccisione al di fuori dall’utero), o quella che proibisce la vendita di parti di tessuti o organi umani. La legislazione permetterebbe anche al Congresso di dirigere la stessa somma alle 13.500 cliniche che forniscono cure primarie, ma non aborti, alle popolazioni meno abbienti. Il disegno di legge aumenta inoltre di 235 milioni i finanziamenti ai centri comunitari per la salute. La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha apertamente sostenuto lo sforzo di tagliare i fondi per Planned Parenthood, ma non ha appoggiato il ricatto della paralisi dei servizi governativi, consapevole che andrebbe a punire le porzioni di popolazione più vulnerabili. «I legislatori stanno cercando di essere realistici e creativi nel trovare idee alternative per reagire alle rivelazioni emerse su Planned Parenthood», ha affermato Richard Doerflinger, direttore del Segretariato per le attività pro-vita della Conferenza episcopale Usa. La legge federale vieta alle organizzazioni come Planned Parenthood di utilizzare dollari dei contribuenti per pagare direttamente le procedure di aborto, ma gli attivisti pro-vita fanno notare che finanziando le spese generali del gruppo si finisce per compensare il costo della fornitura di aborti. La deputata repubblicana Marsha Blackburn ha precisato che una commissione della Camera si concentrerà proprio su come «ottenere risposte ad alcune domande circa la fungibilità del denaro» e su come i fondi sono effettivamente utilizzati da Planned Parenthood e da altri "fornitori di aborto". «Vedremo dove ci porterà tutto questo», ha concluso Blackburn.