Vita

Dopo 11 mesi di stato vegetativo. Il risveglio di Baba: «Sto bene»

Mario Girau mercoledì 24 novembre 2010
Sono bastate due parole – «Sto bene» – per trasformare una storia di solidarietà umana e cristiana e dare ali alla speranza che un giorno, ormai più vicino, "Baba" possa tornare a un’esistenza normale. Dopo 11 mesi di stato vegetativo, infatti, Baba, come ormai in Ogliastra tutti chiamano Mbaye Casse, un senegalese di 43 anni da quasi un lustro residente a Baunei, è passato dalla morte alla vita. L’uscita dal tunnel sabato scorso, quando la solita infermiera, che l’accudisce ogni mattina, entra nella sua stanza, nella clinica Tomassini di Ierzu, e lo saluta con il rituale «Come stai Baba?». Non è attesa la risposta, perché il paziente non parla, non può, colpito lo scorso febbraio da un assassino silenzioso, il monossido di carbonio esalato da un braciere lasciato distrattamente acceso.Invece Baba sabato risponde: «Sto bene». Il tam tam del miracolo rimbalza per tutta la clinica, da qui sale fino agli uffici della Asl di Lanusei, arriva più su, fino a Baunei, il piccolo centro (duemila abitanti, 20mila d’estate) sulla costa centrorientale sarda, dove Baba ha vissuto e lavorato fin dal suo arrivo sull’isola. Il senegalese parla. Volano verso Ierzu Carmen e Walter Pusole, marito e moglie, amici oltre che datori di lavoro di Mbaye Casse, operaio nella loro falegnameria. Sono questi due coniugi i protagonisti della gara di solidarietà scattata intorno a Baba quando le esalazioni del braciere hanno avvelenato il suo sangue, inaugurando la serie dei ricoveri (a Cagliari nella camera iperbarica prima, a Lanusei in rianimazione per tre mesi poi, infine la lungodegenza a Ierzu, sempre in stato di coma).Carmen e Walter avevano fatto lavorare Baba e risolto i problemi relativi al suo permesso di soggiorno, lo ospitavano a pranzo, avevano creato il clima d’accoglienza intorno a quell’uomo di colore che sapeva farsi voler bene. Il parroco don Piergiorgio Pisu lo aveva accolto in una casa di proprietà della parrocchia. La malattia del falegname senegalese aveva poi accentuato la solidarietà nei suoi confronti, alla quale hanno partecipano anche le istituzioni: l’Inps proprio sabato scorso con lettera ufficiale gli aveva concesso una pensione di invalidità e l’assegno di accompagnamento; la Asl gli ha assicurato la stessa assistenza di cui godono i cittadini residenti. La parrocchia è ridiscesa in campo e ha promosso una sottoscrizione che ha consentito a Fatu, moglie di Mbaye Casse di volare dal Senegal in Sardegna per trascorrere tre mesi accanto al marito. La scuola elementare di Santa Maria Navarrese, con una lotteria, ha procurato altri fondi.Forse nessuno a Ierzu e Baunei si aspettava che il falegname immigrato – partito cinque anni fa da Diuber, località a 150 chilometri da Dakar, per alimentare il sogno di una vita migliore per suoi tre figli – recuperasse l’uso della parola. Ma molti degli amici che andavano a trovarlo erano fiduciosi in un miglioramento. Baba non era insensibile all’ambiente: si commuoveva, seguiva con lo sguardo la foto dei figli quando gli venivano mostrate, mangiava con gusto i piatti della cucina ogliastrina. Baba non è guarito, ora serviranno cure e riabilitazione, ma ha compiuto il primo passo di un lungo percorso di ritorno alla vita. Il passo più importante.