Vita

Eterologa. Eterologa, «un ovocita? Vale 2mila euro»

Emanuela Vinai giovedì 2 ottobre 2014
Il​ tema della fecondazione eterologa è stato tra gli argomenti forti al centro del dibattito del 89° Congresso nazionale Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), 54° Congresso nazionale Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) e 21° Congresso Nazionale Agui (Associazione ginecologi universitari italiani) a Cagliari nei giorni scorsi. Gli oltre 2.500 professionisti giunti in Sardegna si sono espressi a favore del documento condiviso sulla fecondazione eterologa elaborato dalla Conferenza delle Regioni ma hanno anche confermato che «serve quanto prima una nuova legge che regoli, in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, tutte le procedure di procreazione medicalmente assistita». La posizione ufficiale è stata esposta dal presidente della Sigo, Paolo Scollo, che ha ribadito come la futura legge «dovrà migliorare le attuali norme e stabilirne di nuove. Esistono, infatti, una serie di problemi di natura amministrativa, politica, etica e morale da risolvere». Tra questi è stato sollevato il caso dell’obiezione di coscienza che, secondo Scollo, «va riconosciuta e garantita al ginecologo, così come per l’aborto anche per l’eterologa». Dal congresso è emerso che l’ostacolo maggiore all’avvio dell’eterologa nel nostro Paese è rappresentato dalla scarsità di gameti. Lo ha evidenziato con chiarezza Giovanni Monni, direttore della struttura di Ginecologia e Ostetricia all’ospedale Microcitemico di Cagliari e past president dei ginecologi ospedalieri italiani: «Vedo molte difficoltà nella possibilità che le donne decidano di donare i propri ovociti gratuitamente, così come previsto dalla normativa italiana».Cosa vuol dire «donare» ovociti?La legge dice che l’ottenimento degli ovociti deve essere spontaneo e senza retribuzione o spesa, ma non credo sia semplice trovare una giovane sotto i 35 anni che si sottoponga gratis e volontariamente a una procedura abbastanza invasiva che prevede forti stimolazioni ormonali e il prelievo degli ovociti sotto anestesia. Negli ospedali pubblici sarà molto difficile trovare gameti disponibili. È vero che si possono usare ovociti crioconservati, ma si devono comprare da banche estere. Quanto costa un ovocita?Mi riferiscono che all’estero ci sono ovociti, provenienti da studentesse universitarie, che possono costare tra i 1.500 e i 2mila euro. Forse in alcuni Paesi dell’Est anche meno. Nella conferenza delle Regioni si è parlato per le donatrici italiane di introdurre un rimborso di giornate lavorative perse ma non so quali saranno i criteri. Calcoliamo che tra stimolazione, ecografia, controlli e altro, un ciclo per la donazione è di circa 15 giorni.A queste cifre il ticket regionale non coprirebbe i costi...Se la Regione dovesse comprare gli ovociti, non basterebbero i 400-600 euro su cui si è trovato l’accordo. Inoltre i centri pubblici che decidono di fare l’eterologa dovrebbero essere potenziati dal punto di vista strumentale e del personale. Altrimenti non potranno far fronte alle liste d’attesa.È stato proposto di ovviare con l’«egg sharing», ovvero l’utilizzo di ovociti già depositati e congelati nei vari ospedali da donne che si sono sottoposte a procedure di Pma.Anzitutto serve una procedura di consenso informato e un atto di donazione da parte di chi ha gli ovociti conservati negli ospedali e nei centri. In secondo luogo, non è detto che quegli ovociti, soprattutto se crioconservati anni fa, rispondano alle caratteristiche di sicurezza richieste. Senza contare che, per la maggioranza dei casi, provengono da donne che hanno superato i 35 anni e quindi non sono in condizioni ottimali per l’utilizzo. Infine, rispetto a quelli prelevati a fresco, le percentuali in termini di possibilità di successo si dimezzano, passando dal 60% al 30%. Quale donna sceglierà di sottoporsi a un processo che ha la metà di probabilità di esito positivo?