Vita

Il teologo. Cozzoli: lesi i diritti della bambina

venerdì 29 agosto 2014
​La sentenza del Tribunale per i Minorenni di Roma che ha riconosciuto l'adozione di una bimba nell'ambito di una coppia di donne gay di fatto "lede il diritto della bambina", che si trova "in una situazione di squilibrio e deficit affettivo", ed è un nuovo esempio di "diritto piegato al desiderio dei soggetti". È molto severo il giudizio di monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia Morale nella Pontificia Università Lateranense, sullo storico ok del Tribunale romano in base al quale la bimba di cinque anni, che vive insieme a una coppia di donne, sposate all'estero, e nata da una delle due con fecondazione assistita, potrà essere adottata dalla compagna della madre biologica.    "L'adozione di una bambina da parte di una coppia lesbica, con sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma - sottolinea monsignor Cozzoli -, costituisce una prima volta in Italia che solleva problemi morali rilevanti". La bambina, sottolinea il teologo, "è figlia biologica di una delle due donne, frutto di una fecondazione artificiale con gamete femminile della stessa e gamete maschile di un padre biologico anonimo ed estraneo al processo di crescita della bambina". "Il tutto - osserva - a soddisfazione del desiderio della coppia lesbica che, oltre a cercare e ottenere all'estero il matrimonio omosessuale, ha preteso poi la genitorialità sulla bambina. Una genitorialità anomala, dal momento che è fatta di due madri legali, che esclude la presenza e il ruolo educativo del padre". Secondo monsignor Cozzoli, "è leso in questo modo il diritto della bambina a nascere da un padre biologico, che si assume e adempie la responsabilità educativa e affettiva. Ruolo questo fondamentale e irrinunciabile nello sviluppo dei bambini, come la psicologia dell'età evolutiva mette assai bene in evidenza".    Per il teologo morale, "la bambina è in una situazione di squilibrio e deficit affettivo con un padre assente, una madre biologica ed educante e una madre legale. Il tutto a soddisfazione del desiderio di due donne di vivere insieme more uxorio e di farsi madri di un figlio". "Il suo riconoscimento giuridico - afferma ancora - è un ulteriore esempio del diritto piegato al desiderio dei soggetti. Ma il desiderio non crea il diritto". "Per di più - aggiunge - a disconoscimento del diritto vero e reale della bambina ad avere un padre e una madre e a crescere in questa complementarietà. Un'ulteriore dimostrazione, questa, della innaturalità e contraddizione del matrimonio omosessuale". "La genitorialità - conclude il teologo - non procede dalla somma degli uguali ma dalla complementarietà dei diversi".