Vita

Ricerca. Addio a Wilmut papà della pecora Dolly, “pentito” della ricerca sugli embrioni

Francesco Ognibene lunedì 11 settembre 2023

Ian Wilmut

Di lui si ricorderà di certo che è stato il “papà di Dolly”, la pecora clonata che nel 1997 mise sottosopra la comunità scientifica: era il primo mammifero del quale veniva creata in laboratorio una fotocopia genetica, sebbene poi il suo precoce invecchiamento e la morte prematura fece capire che non sarebbe stata una passeggiata. Sarà purtroppo ricordato di meno il suo ripensamento nel 2011 sull’opportunità di fare ricerca sugli embrioni umani per arrivare a un’analoga clonazione, una frontiera ritenuta «troppo rischiosa e non promettente» dall’embriologo inglese morto a 79 anni per le complicanze del Parkinson di cui soffriva. La clonazione di Dolly al Roslin Institute di Edimburgo gli fruttò una fama planetaria e aprì gli occhi di molti sulle potenzialità di una scienza che non sembrava arrestarsi di fronte a nulla che fosse tecnicamente possibile. Il nome di Wilmut dunque è indissolubilmente legato non solo alla scienza ma anche alla bioetica, cioè alla capacità di porsi interrogativi di senso e di scopo sulla ricerca e la sperimentazione.
Wilmut illustrava così la sua scoperta: «Far nascere Dolly è stato come aprire la porta di una stanza sconosciuta e che occorrerà molto tempo per esplorare». Il primo obiettivo «sarà contribuire a risolvere il problema dei trapianti utilizzando organi di animali, come i maiali, geneticamente modificati e clonati in modo da riprodurre esattamente le stesse caratteristiche».
«Abbiamo perso uno dei più noti pionieri della ricerca scientifica – scrive sul sito dell’università scozzese il preside e vice cancelliere sir Peter Mathieson dando la notizia –. Siamo profondamente rattristati dalla notizia della morte di sir Ian Wilmut» che «è stato un titano del mondo scientifico. A capo del gruppo dell’Istituto Roslin che ha clonato la pecora Dolly, il primo mammifero a essere clonato a partire da una cellula adulta, ha trasformato il pensiero scientifico del suo tempo. Quel traguardo continua ancora ad alimentare molti dei progressi che oggi vengono fatti nella medicina rigenerativa».