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La sfida. Così in Rete è possibile alimentare il vero ascolto

Andrea Tomasi lunedì 13 giugno 2022

La rete Internet con la quantità quasi non misurabile di informazioni che vi circolano ogni giorno e, nella rete, i luoghi di comunicazione interpersonale più frequentati, cioè i “social”, che mettono in relazione quotidiana e istantanea miliardi di persone, sono forse gli ambienti dove meno si pratica l’ascolto, e dove si possono riscontrare i difetti denunciati dal Messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali, che si è celebrata da poco.

Eppure la presenza in rete di tante persone (sono stati ormai superati i cinque miliardi di utenti) testimonia il desiderio di uscire dalla solitudine, frutto anche dell’individualismo dilagante, e il “bisogno più grande degli esseri umani, il desiderio sconfinato di essere ascoltati”, come ricorda il Messaggio. La rete è un ambiente che favorisce lo scontro verbale e la replica, dove si interviene senza neppure aspettare “che l’altro finisca di parlare per imporre il nostro punto di vista, con un dialogo che diventa un monologo a due voci”. La rete sollecita una comunicazione istantanea, che limita le possibilità di “prestare attenzione alle ragioni dell’altro e cercare di far cogliere la complessità della realtà”.

In rete l’attenzione e la pazienza dell’attesa sono beni preziosi quanto rari: durano 8 secondi, tanto che l’economista Herbert Simon teorizzò di attribuire un valore economico proprio all’attenzione. In altre parole, quando il Messaggio mette in evidenza che “dare gratuitamente un po’ del proprio tempo per ascoltare le persone è il primo gesto di carità”, tale opera di misericordia spirituale trova un immediato riscontro nella comunicazione sulla rete. Internet e i social però non offrono strumenti per ascoltarsi reciprocamente in rete, se non le chat e le piattaforme di videoconferenza, usate tanto intensivamente nei mesi scorsi, mentre sono stati sviluppati una grande quantità di prodotti per ascoltare “con” la rete quello che sulla rete viene detto.

In molti casi gli strumenti di analisi delle comunicazioni sui social o di monitoraggio dei messaggi che circolano in rete servono per valutare l’efficacia comunicativa della propria presenza in rete o agevolano la costruzione di servizi sempre più ritagliati sulle esigenze degli utenti. Analizzare con le tecniche di Intelligenza Artificiale la grande mole di dati che circolano in rete ci mette in grado anche di “ascoltare la società, in profondità, soprattutto il disagio sociale accresciuto dal rallentamento o dalla cessazione di molte attività economiche”, con una profondità e accuratezza di analisi “quanto mai preziosa in questo tempo ferito dalla lunga pandemia”.

Ma non si può tacere il fatto che tali tecniche sono spesso utilizzate invece per “strumentalizzare gli altri per un nostro interesse”, soprattutto per scopi commerciali, ma anche per “cercare il consenso, attenti più all’audience che all’ascolto”. Il rapporto tra la rete e l’ascolto non può essere considerato allora un problema da risolvere attraverso la tecnologia, ma da vivere rendendoci presenti sulla rete con la nostra umanità, con quella “attenzione del cuore” che “rende possibile la prossimità”, anche a distanza, e “l’ascolto dell’altro a cui ci accostiamo con apertura leale, fiduciosa e onesta”. “Solo facendo attenzione a chi ascoltiamo, a cosa ascoltiamo, a come ascoltiamo, possiamo crescere nell’arte di comunicare”, ci ricorda il Messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali. È proprio con “l’orecchio del cuore” che possiamo decodificare le notizie, trovarne il significato e, “consultando più fonti e ascoltando più voci, assicurare affidabilità e serietà alle informazioni che trasmettiamo”. Occorre infatti nella rete “esercitare l’arte del discernimento” non solo per i messaggi che riceviamo, ma anche per quelli che trasmettiamo, poiché siamo al tempo stesso ricevitori i e produttori di notizie.