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“Sfide olimpiche” merita una medaglia

Andrea Fagioli mercoledì 3 agosto 2016
«La maggior parte delle persone corre per vedere chi è il più veloce, io corro per vedere chi ha più coraggio». Parola di Steve Prefontaine, il più grande mezzofondista statunitense degli anni Settanta, tatticamente un folle. Corse i cinquemila metri ai Giochi olimpici di Monaco nel 1972 imponendo un ritmo forsennato, cedendo clamorosamente nel finale, a soli duecento metri dal traguardo. Non salì nemmeno sul podio: arrivò quarto sul filo di lana. Eppure, quella gara è passata alla storia. Fu una vera e propria sfida agli altri e a se stesso: una sfida olimpica, una di quelle che piacciano ad Alessandro Zanardi, il pilota e campione di handbike, che perse le gambe in un drammatico incidente in pista e adesso è alla sua quarta stagione alla conduzione di Sfide, il programma di Rai 3 in onda in queste sere estive nelle versione Sfide olimpiche in attesa che si aprano, venerdì, i Giochi di Rio. Diciamo subito che il programma a firma di Simona Ercolani meriterebbe una collocazione migliore nel palinsesto della rete. Anche la puntata dì lunedì sera, quella di Prefontaine, è andata in onda dopo la mezzanotte e quindi, di fatto, martedì, giorno della puntata di ieri, quella dedicata a un altro grande statunitense, anzi grandissimo: il nuotatore Mark Spitz, che in quella stessa Olimpiade vinse sette ori. Ma i protagonisti, ogni sera, sono molti. Zanardi li introduce con capacità e grande partecipazione a partire da una loro frase, simbolo dei valori e dello spirito dello sport, che riassume anche il tema della puntata. Il resto lo fanno le preziose Teche Rai che ogni anno, soprattutto d'estate, sfornano un sacco di interessante materiale d'archivio. Come le immagini di un'altra leggenda dell'atletica: Emil Zátopek, cecoslovacco, che ai Giochi olimpici del 1952 a Helsinki, dopo aver vinto i cinque e i diecimila metri, corse per la prima volta in carriera la maratona, stracciando gli avversari dopo averli persino incitati ad andare più veloci, stabilendo il record olimpico in uno stadio in cui tutto il pubblico in piedi scandiva il suo nome: «Zátopek, Zátopek»... Grande emozione, infine, per gli azzurri della pallavolo guidati dall'argentino Julio Velasco: Bernardi, Lucchetta, Zorzi.... Vinsero tutto, tranne le Olimpiadi, fermati dalla bestia nera di una sfida infinita: la nazionale olandese.