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«Filia Praeclara», la grande musica medievale nei monasteri femminili

Andrea Milanesi domenica 23 novembre 2008
Parla tutto al femminile il disco intitolato Filia Praeclara, dedicato alle musiche liturgiche provenienti dai conventi polacchi tra il XIII e il XIV secolo (cd pubblicato da Divox e distribuito da Sound and Music). Sono infatti donne le componenti dell'ensemble vocale e strumentale Peregrina, così come anche le ispiratrici ideali e le destinatarie dell'album: la Vergine Maria, Santa Chiara d'Assisi e, in modo particolare, Santa Cunegonda (1224-1292), nipote di Santa Elisabetta d'Ungheria e moglie del sovrano polacco Boleslao V (insieme con il quale fece voto di assoluta castità), canonizzata nel 1999 da Papa Giovanni Paolo II e oggi patrona di Polonia e Lituania.
Fu lei a raccogliere presso il convento delle Clarisse di Stary Sàcz, dove si era ritirata nell'anonimato dopo la morte del marito, alcuni preziosi codici che testimoniano della ricchezza culturale e spirituale della vita monastica nella Polonia del tempo; ed è lì che la ricercatrice e musicista Agnieska Budzinska-Bennett, ideatrice e guida di questo progetto, è andata a ricostruire tassello dopo tassello il mosaico dei brani qui raccolti, lavorando direttamente su alcuni manoscritti originali e sulla copia del celebre Magnus Liber Organi, riconducibile alla dotta scuola parigina di Notre-Dame e appartenuto alla stessa Cunegonda.
Il programma del disco si dipana affascinante alternando canti omofonici tratti dal repertorio gregoriano a mottetti, inni, sequenze e conductus; forme arcaiche di elaborazione polifonica che siamo portati a prendere in alta considerazione soprattutto dal punto di vista storico e artistico, proprio in quanto rappresentano i primi esempi teorizzati di pratica contrappuntistica, ma che questa più che convincente interpretazione dell'Ensemble Peregrina ci invita ad apprezzare nella loro più intima essenza, sbaragliando definitivamente il campo da stereotipate visioni fantastiche e ripulendo la musica medievale dalle ombre di un immaginario "gotico" così caro all'epoca romantica. Perché dietro la bellezza, la fantasia, l'ingegnosa creatività e la finezza intellettuale di queste opere risiede prima di tutto il valore della preghiera, dimensione assoluta e quotidiana di chi al Signore consacra la propria esistenza, oggi come allora.