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VinoBasta con le notizie da chiaroveggenti sulla vendemmia, fanno danni

Paolo Massobrio mercoledì 17 agosto 2016
Vendemmia 2016, che si dice sotto l'ombrellone? «Sarà un'annata storica», mi confida un commercialista milanese dopo aver origliato il commento di un avvocato nato il 16 agosto 1964 (annata storica veramente). Che mi sia sfuggito qualcosa? Dove mai avrà preso questo dato, visto che la vendemmia, un po' in ritardo rispetto allo scorso anno, è agli inizi? «Eh sì, hanno detto che anche quest'anno supereremo la Francia ». E qui il cronista del vino, che da 30 anni si occupa di questa economia diffusa, decide di buttarsi in mare. Ma che informazione è mai questa che ad ogni costo vuol raccontare banalità, dimenticando che il vino è una cosa seria, che dà lavoro a migliaia di persone in tutta la filiera? M'è sembrato di tornare indietro di 10 anni, quando a Montalcino ci invitavano a degustare l'annata che entrava in commercio, ossia vino invecchiato tre anni, ma al Tg della sera poi sentivi che il rating dell'ultima vendemmia (di un'annata diversa) risultava a 5 stelle: il massimo. E ti chiedevi: ma degli assaggi che abbiamo fatto dell'annata che va sul mercato adesso non importa a nessuno? Certo che no, per avere un titolo di giornale o un richiamo al tg della sera devi raccontare gli estremi: una catastrofe oppure il massimo. E che importa se quantità non significa nulla in termini di qualità o se parlare di vendemmia, quando le uve sono ancora acerbe, ha poco senso? Riccardo Cotarella, presidente dell'Associazione enologi italiani, si è ribellato a questo modo selvaggio di dare un'informazione da chiaroveggenti. Al telefono era mortificato: «Vorrei sapere che senso ha dire che abbiamo una quantità elevata, quando in tante cantine c'è ancora il vino dell'annata precedente che rischia di deprezzarsi all'istante». Ma l'annata come sta andando? «In 46 vendemmie mai vista una situazione così: splendida per certe aree, problematica per altre. Ormai bisogna ragionare a macchia di leopardo: sulla costa abbiamo avuto 40 millimetri di pioggia, con problemi di siccità, mentre nell'entroterra ha piovuto fino alla noia. Non è più il clima continentale di una volta e non si può nemmeno ragionare per regioni». La verità è che una vendemmia dipende, fino a metà luglio, dalle scelte fatte in vigna dai produttori. «Da metà agosto in poi, dipende dal clima – dice Cotarella – e per le zone che non hanno sofferto di siccità è tutto splendido, anche se un temporale, una tempesta, una bufera possono rovinare tutto». Non rimane che attendere, con una mezza verità che gira sotto gli ombrelloni (ed è l'unica che si voleva sapere), in attesa che, coi prossimi anni, si faccia un po' di ordine nelle dichiarazioni avventate. Al Ministero che dicono, ad esempio?