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Venire al mondo un’esperienza non solo medica renzo pegoraro

Renzo Pegoraro giovedì 19 gennaio 2023
I progressi della biologia, della tecnologia, della medicina materno-infantile hanno un notevole impatto sulla vita nascente, dal momento della fecondazione a tutte le fasi della gravidanza. Si può conoscere sempre di più la condizione dell’embrione e del feto (vedi le varie modalità di screening e diagnosi prenatale), si può monitorare la salute della madre, si può “programmare” il parto (naturale, con taglio cesareo, in acqua...) a seconda delle esigenze mediche o in base alla richiesta della donna. Il tutto si sta traducendo nel rischio di una eccessiva “medicalizzazione” della nascita, sempre più sotto “controllo medico”, che ne determina i tempi, i modi, la “sicurezza”. Questi sono elementi importanti, che vanno adeguatamente considerati, ma che possono condizionare l’esperienza del nascere umano, per cui una nuova persona umana “entra” in questo mondo. Conosciamo già della sua esistenza nell’utero materno, ma il passaggio del parto rimane fondamentale e carico di significati fisici, psicologici, esistenziali, giuridici, e ciò coinvolge la donna-madre, i genitori, l’intera società. Per esprimere tutto ciò non sono sufficienti i termini medici o giuridici, ma le espressioni come “venire alla luce”, “venire al mondo” sono cariche di senso, di speranza, di prospettive. Tutti siamo “frutto” di altri, dell’amore dei genitori che genera vita. Cioè tutti attraversiamo l’esperienza della vita ricevuta in dono, di un percorso fisico e spirituale che porta al nostro esistere e ci conduce alla luce. La nascita è un passaggio, segna una “partenza”, scaturisce da un parto e chiede la consapevolezza crescente per ciascuno della novità dell’esserci, come essere unico e irripetibile. Vi è quindi la necessità di una riflessione bioetica, capace di dialogo tra le diverse discipline, per riaffermare il senso della nascita di ogni essere umano, di una realtà che non solo va studiata e gestita medicalmente ma va vissuta con gioia e speranza, per chi nasce e per chi “dà al mondo”. Vi è una responsabilità etica di chi assiste una partoriente e accompagna una coppia di nuovi genitori, a favorire un parto con minor dolore possibile, garantire la cura dell’ambiente e di un clima familiare, promuovere una calda accoglienza di chi viene al mondo; e gratitudine e vicinanza per la donna che dà alla luce. «Venire al mondo nel terzo millennio resta ancora qualcosa di veramente meraviglioso e intrigante. Meraviglioso, perché da sempre la nascita ha suscitato gioia, curiosità e paura. Intrigante, in quanto è indispensabile comprendere il senso dell’evento per poterlo collocare nella vita individuale e collettiva. I miti delle origini, presenti in forme differenti in tutte le culture, mostrano da sempre la necessità di affrontare e interpretare l’evento del nascere. Che anche oggi sia intrigante lo mostra il crescente dibattito intorno a tali tematiche» («Nascere Oggi», a cura di E. Larghero, M. Lombardi Ricci, G. Zeppegno, 2020, p. 9). Cancelliere Pontificia Accademia per la Vita