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Uno sguardo nuovo per vedere la vera Africa

Mauro Armanino martedì 29 ottobre 2019
La vista anzitutto. Istruzioni per come non “sguardare” l'Africa. A Niamey la Giornata mondiale della vista si è celebrata nell'anniversario dell'invenzione delle Nazioni Unite, il 24 ottobre scorso. Il tema scelto dalla comunità internazionale è oltremodo eloquente: “Anzitutto la vista”, proprio un bel programma d'azione per attirare l'attenzione su cecità e deficienze visive. La giornata di sensibilizzazione, in principio il secondo giovedì di ottobre, è stata fatta coincidere con la nascita dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, avvenuta nel 1945. “Anzitutto la vista”, dice dunque il tema dell'anno e nulla potrebbe essere più vero di questa affermazione lapidaria. Preludio alla celebrazione è stato il messaggio proposto per la circostanza dal ministro della Sanità che ha esortato l'insieme dei nigerini a fare della promozione della salute visiva un affare personale. Gli aspetti promozionali, preventivi e curativi fanno parte della sensibilizzazione della popolazione. In effetti, ha ricordato il ministro, nel mondo si possono contare circa 180 milioni di persone che soffrono di insufficienze visive e tra 40 e 50 milioni di queste sono ormai ciechi. Il ministro ha concluso il suo intervento riaffermando il rapporto tra la lotta alla cecità e il raggiungimento degli obbiettivi dello Sviluppo Sostenibile. «La cecità e l'abbassamento della vista non sono solo una delle cause della diminuzione di produttività nella comunità toccate dal fenomeno, ma anche una causa e conseguenza della povertà», ha rilevato il ministro della Sanità. Nulla di più vero proprio nel Sahel.
Tutto si gioca nello sguardo e dunque negli occhi degli abitanti di questa strana terra. Come l'Africa, e cioè gli africani, “sguardano” sé stessi e il continente dal quale e nel quale sono ospitati. Ma anche il modo col quale sono essi stessi “sguardati” dagli altri. I due sguardi si incontrano, si scoprono e si influenzano a vicenda perché lo sguardo dell'altro segna anche il modo con cui ci si “sguarda”. Il miserabilismo pseudo-umanitario di matrice neocoloniale, le conseguenze nefaste della schiavitù mai passata di moda e le rinnovate strategie di sfruttamento delle risorse, esportano uno sguardo che perpetua la subalternità del continente. In questa ottica potremmo appunto tentare di leggere i vertici ormai diventati una routine. Cina-Africa, Francia-Africa, Usa-Africa, India-Africa, Europa-Africa, Italia-Africa nel 2016 e per completare il tutto, il recente Russia-Africa. Si tratta della sottomissione accettata e financo vissuta con riconoscenza dai capi di Stato africani che non vedono l'ambiguità dello sguardo tra un Grande eletto e un intero Continente. Viaggiano, sperano nei miracoli degli aiuti che risolleveranno le sorti dei Paesi che rappresentano e, in particolare, mettono le basi per futuri contratti bilaterali di intervento per infrastrutture, risorse e soprattutto armi. Le chiamano cooperazioni, partenariati, assistenze tecniche, consulenze militari e prestiti a tassi ridotti con eventuali e non escludibili soldi freschi per gli stessi presidenti nella firma dei contratti.
Non ha completamente torto il dottor Abdoul Karim Saidou, ricercatore nel Burkina Faso, che, in un breve commento del vertice Russia-Africa, rileva che anche quest'ultimo incontro è «il riflesso di un'Africa senza riferimenti, visioni e oggetto minabile della storia». Parole forti di un figlio di questa terra, erede del cammino di emancipazione che nasce dallo sguardo che ha portato, nel suo stesso Paese, a scelte politiche di un certo Thomas Sankara. Le malattie degli occhi sono ciò di cui facciamo esperienza quotidiana perché manca l'educazione dello sguardo alla lettura “onesta” della realtà. Le ideologie e persino le religioni offrono ai loro clienti o aderenti gli occhiali con cui leggere la realtà e dunque in essa si vede solo ciò che l'ideologia detta. Questa è la più grave e incurabile delle cecità. Non si vede più il reale, ma una caricatura ideologizzata dello stesso. Non si vedono più i poveri, gli indigenti o le persone vulnerabili e non si vedono più gli altri come umani fatti della stessa sabbia, i cittadini portatori di dignità e i migranti assetati di futuro. Gli occhi vedranno parassiti, oggetti di assistenza, pretesti per progetti di sviluppo senza equità, concorrenti, nemici o criminali da circoscrivere. Solo uno sguardo rinnovato e pulito dalle lacrime saprà mettersi all'ascolto della realtà per cambiarla. Proprio così dunque, la vista anzitutto.
Niamey, ottobre 2019