Rubriche

Una voce dal baule dei ricordi condivisi

Marco Voleri giovedì 15 ottobre 2020
«Non importava cosa indossassi, quale fosse il tuo passato o il presente. Non contava sapere chi fossero i tuoi genitori o dove abitassi: quando varcavi il cancello dell'oratorio eri uguale a tutti gli altri. Un pegno, un pallone e la compagnia di tanti ragazzi a proprio agio, esattamente come te. Solo crescendo e maturando si può realizzare l'importanza che hai avuto in ognuno di noi ragazzi, oggi uomini e donne. Grazie Antonio». Antonio, un bel giorno, ha deciso di aprire alcuni bauli impolverati che giacevano silenti in un garage. Centinaia di foto, accatastate come i luoghi e i momenti che ha vissuto in giro per lo stivale, che raccontano decenni di vite entrare in contatto per puro caso. È faticoso riaprire i bauli dei ricordi, specie quando pesano di emozioni. Antonio ha fatto un lungo respiro e ha aperto il primo. Me lo immagino seduto in terra come un bimbo che apre il regalo di Natale. Immagini vivide di momenti indelebili. Antonio vive nel nord Italia, ha lasciato ricordi eccezionali nei luoghi in cui è stato. Ha deciso di condividere su Facebook gli scatti di una vita insieme ai ragazzi. Scatti che raccontano generazioni: luoghi, bambini e adolescenti accomunati dal solo desiderio di stare insieme e divertirsi. Da giorni Antonio (don Antonio, ma pochi lo chiamavano così) sforna sul suo profilo primizie, a volte sbiadite nei colori, della vita spensierata che fu. E allora i bimbi sparsi per il Paese – oggi adulti – vivono queste uscite rituffandosi nelle partite di pallone sul grande campo di cemento, nei momenti di tensione che culminavano in qualche scazzottata, nei concerti organizzati nel teatro dell'oratorio o nel cortile, dove era sempre pronta una chitarra per tutti. «Un tuffo nel passato. Grazie Antonio, sei stato il tocco indelebile della mia infanzia». Non posso fare a meno di leggere i commenti di quelli che sono stati, per anni, i miei compagni di giochi e di cortile. Di tutti quelli che, come me, sono sparsi in giro per l'Italia come granelli di sabbia al vento.