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“ Una spia tra noi”, psicologia e verve

Andrea Fagioli martedì 18 luglio 2023
Due didascalie introducono la serie Una spia tra noi (da ieri su Sky Atlantic e in streaming su Now). La prima spiega che si tratta di un lavoro tratto dal libro di Ben Macintyre («A spy among friends») e quindi basato su una storia vera con alcuni nomi cambiati e alcuni personaggi e scene creati per scopi narrativi. La seconda è una citazione del 1938 dello scrittore britannico Edward Morgan Forster: «Se dovessi scegliere tra tradire il mio Paese e tradire il mio amico, spero di avere il coraggio di tradire il mio Paese». Insieme al sottotitolo, «Un amico leale fedele al nemico», le due didascalie forniscono il quadro preciso in cui si inserisce la storia, ambientata in Gran Bretagna durante la Guerra Fredda, della complessa relazione tra due spie: Nicholas Elliott, ufficiale dell’intelligence britannica, e il suo migliore amico e collega Kim Philby che, nel 1963, decise di disertare in Russia dopo aver lavorato segretamente come doppio agente per il Kgb. L’amicizia tra i due è la prospettiva attraverso la quale viene raccontato un episodio che influenza ancora oggi i rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti. Ne viene fuori una spy story piuttosto raffinata, una serie d’atmosfera, d’ambiente, con più introspezione che azione, molto parlato e continui flashback per raccontare di una grande amicizia e di un altrettanto grande tradimento a testimonianza di come le azioni di un singolo possano influire anche sugli equilibri internazionali. La serie, diretta da Nick Murphy, è creata da Alex Cary, produttore e sceneggiatore di Homeland - Caccia alla spia, che già si proponeva come un lavoro ben congegnato, capace di tenere alta la tensione con i classici ingredienti delle storie di spionaggio e dal quale arriva anche Damian Lewis, che qui, con una recitazione altrettanta convincente, dà vita all’enigmatico Nicholas Elliott. © riproduzione riservata