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Tommaso Moro e Giovanni Fisher. Una fede sincera e libera che rifiuta sottomissioni

Matteo Liut venerdì 22 giugno 2018
Nessun potere politico può arrogare a sé il controllo della vita religiosa di un Paese o usare la fede per legittimare le proprie azioni. Per questa convinzione san Tommaso Moro e san Giovanni Fisher versarono il loro sangue. La loro colpa fu di non voler riconoscere Enrico VIII "capo supremo della Chiesa d'Inghilterra": entrambi morirono martiri nel 1535 a Londra. Moro, avvocato, scrittore e politico, era nato nel 1478; tra le sue opere la più famosa è "L'utopia" del 1515, nella quale descrisse la società ideale, governata da giustizia e libertà. Padre di quattro figli, aveva la stima del re, che però lo condannò a morte davanti al rifiuto di aderire all'Atto di Supremazia. Fisher, nato nel 1469, vescovo di Rochester, amico di Moro, subì pressioni perché riconoscesse l'unione del re con Anna Bolena e la rottura con Roma. Il rifiuto gli costò la vita.
Altri santi. San Paolino di Nola, vescovo (355-431); sant'Albano d'Inghilterra, martire (305 ca.).
Letture. 2Re 11,1-4.9-18.20; Sal 131; Mt 6,19-23.
Ambrosiano. Dt 18,1-8; Sal 15; Lc 7,24b-35.