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Un piano nazionale in 4 mosse

Vittorio Spinelli sabato 6 marzo 2004
Quattro obiettivi da raggiungere in un percorso ad ostacoli. Nel corso della Fieragricola di Verona il responsabile delle politiche agricole del governo, Gianni Alemanno, ha presentato il Piano agricolo nazionale, zeppo di cose da fare (in parte già avviate) che si scontrano con le difficoltà contingenti. Tutto mentre, proprio a Verona, uno dei comparti su cui puntare - quello del vino - ha ripreso a far parlare di sé. Il Piano del governo parte da una volontà di fondo: mettere in atto un forte intervento dello Stato per arrivare davvero a rendere competitive le imprese verdi dello Stivale. Si tratta, a dire il vero, di un obiettivo di sempre. Che, questa volta, si vorrebbe raggiungere in quattro mosse. Attivare quelle che vengono definite le «politiche di filiera» (e quindi mettere insieme sul serio tutti i protagonisti dell'agroalimentare italiano), rivitalizzare e sviluppare le economie rurali (anche attraverso investimenti produttivi e residenziali), bloccare lo spopolamento delle campagne, definire una volta per tutte i canoni di sicurezza alimentare e tutela del consumatore. Tutti passi importanti, che vale la pena di compiere visto che il settore agroalimentare vale ancora miliardi di euro, milioni di posti di lavoro, migliaia di aziende agricole e della trasformazione e il mantenimento di un buon equilibrio del territorio. Intanto però, rimangono i problemi di oggi. Che proprio a Verona non hanno mancato di farsi sentire. Anche negli appuntamenti ufficiali. Lasciando per un attimo da parte la questione delle quote latte, basta pensare a quella del vino. La Fieragricola, infatti, è stata lo scenario per la presentazione della prossima edizione del Vinitaly, l'altra grande manifestazione scaligera che ormai deve fare i conti con i saloni del vino di Torino e di Milano (la cui prima edizione è imminente). Conti che valgono, anche in questo caso, milioni di euro. E la ribalta internazionale conquistata, almeno per ora, proprio da Verona. Il governo, infatti, ha promosso l'evento veronese. «Vinitaly - ha detto il sottosegretario Teresio Delfino, con delega alle questioni vitivinicole - rappresenta pienamente l'eccellenza della produzione vinicola italiana ed è un punto di riferimento nel panorama enologico internazionale». Un quadro che deve essere difeso a spada tratta, visto che sempre a Verona sono rimbalzati gli echi della polemica europea sulle denominazioni dei vini che la Commissione vorrebbe liberalizzare. Ed è appunto sul Made in Italy, sulla tutela dei nostri prodotti, così come sulla necessità di elevare la qualità generale di tutto il sistema agroalimentare italiano, la sua competitività e dinamicità, oltre che il riconoscimento sui mercati nazionali ed esteri che si gioca il futuro del comparto. Tutte questioni - si badi bene - da tempo all'ordine del giorno, ma ancora irrisolte pienamente. Adesso abbiamo un nuovo Piano agricolo nazionale, presto addirittura una Autorità nazionale per la sicurezza alimentare.