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Tre borghi che resistono (e il Paese dei babaci)

Paolo Massobrio mercoledì 12 aprile 2023
Si chiamano “Babaci” i pupazzi in stoffa dell’infanzia dei nostri genitori, che ancora si vedevano nel primo dopoguerra piemontese. Poi sono rimasti un epiteto, rivolto a personaggi dalle promesse inconsistenti: solitamente politici o amministratori. Oggi scopro che a Maranzana, un paese del Monferrato, una sarta ottantenne, Rosy Boccaccio, ha realizzato 150 babaci con i volti di chi non c’è più, come appello contro lo spopolamento del paese che ha appena 300 residenti. Sono pupazzi a grandezza umana, controfigure allegre che stanno attirando curiosi, ma anche gente che acquista case o apre un bed&breakfast. Lunedì dell’Angelo ho girato per questi paesi della campagna fra Alessandria e Acqui Terme, per provare la cucina di Gabriele Bertero a Borgoratto, un giovane che con sua moglie sta attirando tanta gente che arriva anche dalla Lombardia, ma ha deciso di non smembrare il bar e il circolo del paese, ritrovo degli abitanti, quasi tutti anziani, dove vivono quel senso di comunità che solo i paesi sanno offrire. Elva di Cuneo, in Valle Maira, ha invece 83 abitanti ed è un piccolo paradiso a 1.637 metri, dove un gruppo amici ha riaperto il ristorante e l’albergo con tanto di Spa. Ma manca il personale per mandare avanti un’attività che la scorsa estate ha fatto il pieno. Help! Elva attende i 20 milioni di euro che la Regione ha deciso di affidarle dopo aver vinto, un anno fa, la cosiddetta “lotteria dei borghi” del Pnrr: un solo paese in tutta la regione. Qui c’è la chiesetta affrescata dal pittore fiammingo Hans Clemer, ci sono le botaniche, c’è un ottimo caseificio e i fondi serviranno per rendere agibile la strada del Vallone, ma anche per una Scuola di pastorizia, un Osservatorio astronomico e il Centro Saperi tradizionali delle produzioni alpine. E dire che questo paese è rimasto in vita perché nell’Ottocento gli abitanti si erano inventati un commercio di capelli per realizzare le parrucche a Londra. Ronciglione, nella Tuscia, ha invece vinto il premio del borgo più bello d’Italia: paese medievale costruito coi mattoni in tufo. Tre esempi che raccontano da un lato quale sia la ricchezza dell’Italia, dall’altro la creatività di chi ha difeso e difende un patrimonio. Ma che futuro avrà l’Italia di fronte agli ultimi dati demografici dell’Istat che parlano di 7 neonati a fronte di 12 decessi ogni mille abitanti? Basterà ancora la creatività dal basso? Oppure, senza affrontare seriamente il tema demografico di una nazione, il rischio sarà quello di diventare per davvero il Paese dei babaci. © riproduzione riservata