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Tommaso apostolo. La fede come capacità di cogliere la presenza

Matteo Liut domenica 3 luglio 2022
Alle volte abbiamo la presunzione di aver “conquistato” noi la “sana” incredulità davanti al divino, con i mezzi e le scienze della modernità che ci hanno “finalmente” aperto gli occhi. Il Vangelo invece ci ricorda che la diffidenza nei confronti della trascendenza è una costante, un dato insito nella natura umana, come dimostra la vicenda di san Tommaso apostolo. Il suo atteggiamento, però, nel racconto evangelico diventa occasione di conversione e ci offre una lezione preziosa: la fede non sta nel vedere e nel toccare ma nella capacità di cogliere una presenza, quella di Dio, che non abbandona mai la storia. La diffidenza di Tommaso appare diverse volte nei racconti evangelici ma arriva al culmine dopo la morte di Gesù. Come narra il Vangelo di Giovanni, Tommaso non crede che il maestro si è mostrato ai discepoli mentre lui è assente. Ma poi Gesù torna ancora e si offre alla vista e al tocco dell'apostolo incredulo, che esclama: «Mio Signore e mio Dio!». «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!», chiosa Gesù. Secondo alcune fonti Tommaso sarebbe morto martire in India.
Altri santi. Sant'Eliodoro, vescovo (IV-V sec.); san Leone II, papa (VII sec.).
Letture. Romano. Is 66,10-14; Sal 65; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20.
Ambrosiano. Gen 4,1-16; Sal 49 (50); Eb 11,1-6; Mt 5,21-24.
Bizantino. Rm 6,18-23; Mt 8,5-13.