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Sulla sedia, per insegnare e servire la Verità

Gloria riva giovedì 20 febbraio 2014
È famosa in tutto il mondo, la Madonna della seggiola di Raffaello, ma non sono in molti a sapere che «la seggiola» è un riferimento diretto alla sedia camerale, privilegio del Papa.
Si suppone, infatti, che l’opera sia stata commissionata a Raffaello da papa Leone X per farne dono ai parenti fiorentini, quale grata memoria della sua ascesa al soglio pontificio.
 
 
 
 
 
 
In una sedia simile lo ritrarrà più avanti, nel 1518, lo stesso artista urbinate. Leone X, non potendo presenziare alle nozze del nipote, Lorenzo duca di Urbino con la nobildonna francese Madeleine La Tour d’Auverge, inviò agli sposi questo ritratto quale segno della sua benedizione e della sua presenza spirituale. Il dono fece grande effetto e i Medici lo appesero a palazzo sopra alla tavola, dove mangiava la duchessa e gli altri commensali cosicché rallegrava ogni cosa.
La sedia camerale, dunque (come la cattedra o la sedia gestatoria), rimanda alla postura di chi, seduto, in-segna. Lungi dall’essere un privilegio nel senso mondano del termine era invece un simbolo forte di autorevolezza nella dottrina e d’insegnamento certo. La sedia camerale, come la cattedra, indica il luogo certo della verità. Non fa meraviglia che nel nostro tempo un tale segno sia scomparso e che anche il moderno designer non abbia più distinzioni chiare nell’elaborare le sedie e che, i sedili usati nei presbiteri, siano sempre più simili alle panche dei fedeli (quando va bene) o ai sedili anonimi di tante sale d’aspetto (quando va male).
Raffaello ha immortalato invece questo umile e possente segno distintivo e l’ha fissato nei secoli, così da obbligarci a non dimenticarlo. È la Madre di Dio che siede in cattedra. Lei è il segno certo della verità umana di Cristo. La somiglianza fra madre e figlio attesta che - come affermava Tertulliano - caro Christi, caro Mariae, cioè la carne di Cristo, Figlio del Padre, è carne di Maria, una carne come la nostra. La sapienza del Padre siede in seno alla Madre, «sede» appunto della Sapienza. E mentre il Cristo bambino guarda lontano, intravvedendo già - forse - la perdita di senso e d’identità e di valori cui sarebbe andato incontro il popolo di Dio, la Madre continua a guardarci da quella sedia.
Dentro la circolarità della storia e delle teorie umane, le quali pur travestendosi sotto diverse spoglie ritornano instancabili e cicliche, la Madonna sembra ricordarci insistentemente e con amore che nessuno può esser detentore di certezze se non Colui che, unico nella storia, si è detto Via, Verità e Vita. In virtù del fatto che siede sopra quella sedia, Maria afferma che il potere della Chiesa, benché si vesta di panni temporali (come i panni dei quali è rivestita Maria) è in atto soltanto laddove si opera la carità della verità.  Per questo – e ce ne accorgiamo solo ora - Cristo veste l’abito del servo: per ricordare al Papa che è Servum Servorum Dei e per dire a tutti noi che, se siamo stati liberati dalle logiche di questo mondo, è solo per servire la bellezza della verità.

1) Raffaello Sanzio
Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi,
1518, olio su tavola 155,2 cm × 118,9 cm Galleria degli Uffizi, Firenze

2) Raffaello Sanzio Madonna della Seggiola, 1513-1514 circa, olio su tavola, 71cm×71cm
Ubicazione Galleria Palatina, Firenze