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sull'appennino, ricordando parroci e giovani partigiani

Giovanni Lindo Ferretti domenica 22 aprile 2012
L'anno di grazia 2012 festeggia il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, dall'occupazione tedesca, col fiato grosso, lo sguardo appannato. Non mancherà occasione di retorica né alle istituzioni né alle opposizioni ma l'avvitamento economico, l'inconsistenza politica, un diffuso malessere sociale, minano la ricorrenza. Il governo è tecnico, anomalia gravosa, e sebbene sia difficile il solo immaginare qualcosa di diverso non è proprio il palco da cui tessere le lodi della democrazia. La potenza tedesca assume nella dimensione economico finanziaria connotati inquietanti; sempre doverosi i compiti a casa ma doverla ipotecare per pagare ripetizioni e recuperi mette di malumore. Chi poteva, fino a ieri, infiammare animi e platee col solo ribadire: resistere resistere resistere, gratificato dal consenso mediatico e in filiazione diretta con l'unica mitologia disponibile, arranca smarrito bramando un nemico assoluto.Il solo procedere dei giorni, l'avvicendarsi dei tempi, fa emergere una complessità problematica che avvolge, non potrebbe essere diversamente, il periodo più buio della storia umana nel nostro continente. È proprio la zona centrale di quel buio, la persecuzione e l'annientamento del popolo ebraico, a riproporsi ora in altro contesto, con modalità inimmaginabili ieri ma realistiche oggi. Basterebbe la predicazione iraniana per la distruzione di Israele ad incrinare vistosamente la possibilità di festeggiare. Si legge nel Talmud: il mondo si regge sul respiro degli scolari; l'uccisione a Tolosa davanti la scuola di Gabriel, Arieh, Miriam, tre bambini ebrei di quattro, cinque e sette anni, per la disumanità esibita come valore simbolico non può che aumentare lo sgomento di coloro che celebrano la sconfitta del nazifascismo non per conto di una ideologia altrettanto disumana e totalitaria ma in nome dell'uomo, della sua dignità.Tapignola è una piccola Chiesa, isolata e fuori mano, c'è la canonica, il cimitero, campi, boschi e montagne fin quante ne vuoi. La reggeva nel 1943 don Pasquino Borghi, fucilato dalla milizia fascista, medaglia d'oro al valor militare. E' un luogo consacrato, un po' abusato e un po' dimenticato nella retorica resistenziale; offriva da molto tempo servizio divino a tre piccole comunità montanare prima di diventare rifugio e smistamento dei giovani partigiani che risalivano le valli. Vi organizzammo, nel 2007, un 25 Aprile Solitario a memoria ed onore di Mario Simonazzi il Comandante Azor, e Giorgio Morelli il Solitario; figure eroiche della Resistenza reggiana uccisi, calunniati poi dimenticati; scomparsi persino dagli elenchi dei combattenti ben altrimenti rimpinzati, perché irriducibili all'egemonia comunista e alla conseguente storiografia. La sete di verità nutrita di affetti familiari di Daniela Anna Simonazzi ci ha restituito la loro storia, preziosa. La riedizione della raccolta dei Fogli Tricolore, la Penna, la Nuova Penna, ha poi contribuito ad infrangere quella coltre di omertà e paura che per decenni ha gravato sulla nostra terra. Ci ritroviamo quest'anno per presentare un'opera monumentale, 5 corposi volumi, decenni di ricerche del prof. Sandro Spreafico tra archivi pubblici e privati, memorie familiari ed istituzionali che ci restituiscono la complessità della storia: la Resistenza come problema.(continua)