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Subcultura di massa Un dovere il criticarla

Alfonso Berardinelli venerdì 8 dicembre 2023
Aproposito di educazione delle nuove generazioni non si fa che nominare tre cose: scuola, famiglia, cultura. Questi sarebbero i rimedi a quell’imbarbarimento della vita sociale che le nuove tecnologie non stanno affatto migliorando, ma anzi peggiorano. Se non si vuole essere accecati dalle parole, bisogna pensare a quello che si dice, cioè a quel rassicurante formulario di cui si nutre il chiacchiericcio mediatico, dalla tv ai social media. La scuola, che idealmente dovrebbe educare, da decenni non educa più, anche perché le famiglie di scolari e studenti hanno cessato di riconoscere agli insegnanti quell’autorità pedagogica di cui hanno assoluto bisogno quando cercano di fare scuola. A loro volta gli insegnanti sono sempre meno preparati e motivati ad assumersi responsabilità educative. Lo Stato li tratta male e più che incoraggiarli li umilia. E la famiglia? Bella cosa nella visione idillica che pubblicamente si finge di averne. La famiglia è invece ridotta in briciole dall’impoverimento o dalla assenza di comunicazione quotidiana e domestica. L’ideologia giovanilistica oggi impedisce agli adulti di insegnare agli adolescenti sensibilità estetica e morale, autocoscienza e autodisciplina, senso civico, rispetto delle regole. Per non parlare di quanto è stato portato alla luce da un secolo di studi psicologici: e cioè che proprio in famiglia spesso ci si ammala emotivamente e mentalmente. Il culto maniacale della moltiplicazione dei desideri e dei piaceri, indotta dal mercato e dalla pubblicità, fa credere che non ci si debba mai privare di niente in nome di virtù sociali come la gentilezza, la prudenza, l’attenzione ai bisogni altrui. Il mercato ci vuole “consumatori” più che cittadini consapevoli. Infine (o al primo posto) la cultura. La nominiamo come se fosse un miracoloso toccasana. Invece l’attuale cultura è malata di autoindulgenza, vanità e incapacità critica. Tutti vogliono avere il diritto di essere o sentirsi creativi, anche se i prodotti di questa idolatrata creatività valgono poco o niente. Il primo compito della migliore cultura è sempre stato la critica della cultura. Oggi domina invece una incultura di massa che ha conquistato o messo a tacere le stesse élite culturali. Gli intellettuali aspirano anche loro al successo mediatico e per averne un po’ si arrendono anche di fronte al peggio. Sarebbe ora di partire da qui: dalla ripresa della critica alla subcultura di massa di cui tutti si nutrono e che invade ogni spazio: pubblicità, volgarità estetica, attrazione per gli orrori, violenza e sadismo. Si crede di dover “liberare le proprie energie represse”, ma quello che viene fuori è una gran quantità di spazzatura pseudoartistica che perfino le istituzioni statali proteggono, coltivano e finanziano. © riproduzione riservata