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Strilli da insensato pregiudizio E una sapiente lezione sul presepe

Gianni Gennari sabato 15 dicembre 2018
Due segnali: in attesa di Natale botta e risposta tra insensatezza pura e comprensione intelligente e anche esemplare.1) "Libero" (1/12 p. 1 e int.) strillo con titolone per annuncio da assurdo: «I vescovi in campagna elettorale... Più politica, meno Vangelo»! Non serve dimostrazione, basta il buon senso: da premio "Ignobel" per ottusità e pregiudizio incancrenito. 2) Strascichi in pagina della polemica sul presepe perché qualcuno, anche dall'altare, ha manifestato l'opposizione tra la chiusura all'accoglienza del prossimo in fuga da guerra, morte e fame e il senso autentico del Natale, quello di duemila anni orsono che è ancora il nostro Natale. Ciò talora è avvenuto con qualche eccesso di linguaggio, ma la sostanza – risposta dritta all'ignobile "meno Vangelo" – è niente altro che Vangelo vissuto. Succede però che per coincidenza ritrovo in rete, segnalatomi da un amico, un sonetto del grande Trilussa, Giulio Cesare Salustri (1871-1950), che tanti anni fa da bambino incontrai su Ponte Sisto, lui già anziano appoggiato a un bastoncino da passeggio. Scritto il 27 dicembre 1919, titolo "Er presepio". Gesù in persona si rivolge a coloro che gli hanno preparato il Presepio. Così: «Ve ringrazio de core, brava gente,/ pé 'sti presepi che me preparate,/ ma che li fate a fa'? Si poi v'odiate,/ si de st'amore nun capite gnente.../ Pé st'amore sò nato e ce sò morto,/ da secoli lo spargo dalla croce,/ ma la parola mia pare 'na voce/ sperduta ner deserto, senza ascolto./ La gente fa er presepe e nun me sente;/cerca sempre de fallo più sfarzoso,/ però cià er core freddo e indifferente/e nun capisce che senza l'amore/ è cianfrusaja che nun cià valore». Intelligenza del Poeta, pur "laica" e talora anche anticlericale, qui proprio evangelica opposta a quel "clericalismo" oggi indicato come rischio anche da papa Francesco. Vale la pena pensarci.