Rubriche

Siccità e pioggia nonostante Spinoza

Pier Giorgio Liverani domenica 8 aprile 2012
Affinché l'uomo non si sentisse semplice burattino in mano a un “Dio-che-fa-tutto-lui”, il Signore lo fece somigliante a se stesso anche nel “governare la terra” e nell'esercitare la sua signoria sulle altre creature (Gn 1,28). Per esempio: senza devastare le foreste, inquinare l'aria e i mari e costruire case e paesi sulla sabbia o non antisismici (Mt 7,26). Con la possibilità, tuttavia, di chiedere per avere e di bussare per farsi aprire (Mt 7,7). Dio, tuttavia, si riservò la possibilità di far piovere non solo l'acqua, ma anche il pane (Es 16,4), la manna (Sal 78,24) e persino la giustizia (Is 45,8). Non si capisce, perciò, perché qualche lettore vada a chiedere proprio allo psichiatra Luigi Cancrini, sull'Unità e a Corrado Augias su Repubblica (mercoledì 4) il senso delle “rogazioni” suggerite, per ottenere la pioggia, dall'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori (accusato di «bestemmia», perché indirettamente imputerebbe a Dio la siccità). Né si capisce perché chieda queste cose a persone che, tra tanti titoli, non hanno quello di essere molto al corrente delle cose di Dio e mostrano, anzi, di non avere gli strumenti per capirle. Augias, infatti, deve rifarsi al rabbino e filosofo Baruch Spinoza che, nel XVII secolo, “scomunicato” dai suoi correligionari spagnoli perché negava l'ispirazione divina della Bibbia e, rifugiatosi in Olanda, scriveva (e Augias cita): «I cristiani si distinguono dagli altri [...] perché difendono la propria fede con i soli miracoli, cioè con l'ignoranza, che è la sorgente di ogni malvagità». Spero proprio che la citazione non si rivolti contro il citatore. Per la cronaca: la pioggia è arrivata.PRIVATIZZAZIONIL'Unità ha finalmente scoperto (sabato 31 marzo) il grave rischio della «privatizzazione» dell'aborto attraverso l'uso della “contraccezione d'emergenza” (pillole del giorno e di 5 giorni dopo). C'è voluto, però, l'intervento, in una sua pagina, del Presidente del Comitato internazionale di bioetica dell'Unesco, professore Stefano Semplici, che è anche ordinario di Etica sociale all'Università di Roma Tor Vergata. «Quando – scrive Semplici – si può non sapere se la fecondazione sia già avvenuta, queste nuove soluzioni sono per alcuni altrettante spinte» verso il privato. Ricordo che la legge di aborto 194 è stata giustificata con «l'interesse pubblico della tutela della vita che nasce».ALCHIMISMOLa professoressa Maria Gabriella Gatti (Sapienza, Roma) giustificava l'«aborto postnatale» (su Left del 23/3, vedi questa rubrica del 25), perché alla nascita il bambino «non esiste come persona»: la luce, scriveva, non ha ancora raggiunto la sua retina e (semplifico) non ha messo in moto la corteccia cerebrale. Alle nostre osservazioni e al dubbio che i ciechi non sarebbero mai stati persone, replica ora con un lungo articolo “scientifico” (del 6 scorso) in cui dimentica, però, di considerare che il concetto di “persona” appartiene non alla scienza, ma alla ragione e alla filosofia. Un essere umano esistente, anche se non del tutto sviluppato o se minorato nelle sue potenzialità, non può non essere persona. Questa non dipende da un neurone in più o in meno, né può essere conferita dalla madre che la gesta e tanto meno dalla luce, bensì dal suo “essere uomo”. La professoressa si rassicuri: sarebbe persona fin dal principio della sua esistenza anche se fosse nata e rimasta a lungo al buio.