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Senza senso del limite anche il progresso si trasforma in un idolo

Alfonso Berardinelli venerdì 22 giugno 2018
Carlo Bordoni, nel suo nuovo libro Il paradosso di Icaro. Ovvero la necessità della disobbedienza (il Saggiatore, pagine 352, euro 21,00), tenta una sintesi ambiziosa e insieme divulgativa degli attuali problemi della modernità occidentale. Libro avvincente ma anche squilibrato e iperbolico nel suo tentativo vertiginoso di ridurre a unità antropologia, filosofia e storia del nostro mondo. È probabile che l'idea greca di hybris, di oltranza e superamento del limite, che domina il libro, abbia in parte contagiato anche l'autore. Si va dal mito e dalla filosofia greca, da Prometeo (eroe colpevole e fondatore della civiltà umana) al rovesciamento di prospettiva prodotto dalla modernità borghese, illuminista, capitalistica tuttora in azione, ossessionata dall'idea di un progresso ininterrotto e senza limiti. Per i Greci il superamento del limite stabilito nell'ordine di un cosmo custodito dalle divinità olimpiche, era punito dalla Nèmesi, dea della giustizia e della punizione divina. Per gli occidentali moderni l'ordine cosmico e la realtà sia naturale che storica vanno invece continuamente oltrepassati, violati, dominati, migliorati... È l'umanità attiva, è l'homo faber il solo giudice del giusto e dell'ingiusto, del lecito e del proibito. Questo antropocentrismo prometeico ha naturalmente i suoi prezzi. Se non si sanno prevedere gli effetti dello sviluppo capitalistico e tecnico, questi effetti arriveranno a smitizzare l'idea di progresso illimitato e a punire un'umanità che si crede responsabile del proprio destino pur vivendolo in modo irresponsabile. L'idea del sacro, di qualcosa che va mantenuto intoccabile, immodificabile e puro, accomunava la più arcaica delle forme religiose, l'animismo (ogni cosa ha un'anima), e la religiosità greca, quelle orientali e il cristianesimo. Oggi l'idea del sacro è ignorata. Nel capitolo conclusivo Bordoni scrive: «L'uomo tende a divenire autore della sua stessa Nèmesi. Sostituendosi a Dio e mettendo in atto un profondo, quanto incontrollato stravolgimento della natura, ha prodotto le condizioni necessarie e sufficienti per garantirsi l'autopunizione». Ma già nella citazione da Theodor Adorno la critica all'idea di progresso diventata idolatria era chiara: «Progresso significa liberarsi dai ceppi del potere magico e tirannico, anche dai ceppi del progresso [...] Si potrebbe dunque affermare che il progresso si realizza davvero là dove si ferma».