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Se «autodeterminazione» è una vita per un gioiello

Pier Giorgio Liverani domenica 1 maggio 2016
Dopo quasi settant'anni dall'abolizione della pena di morte – il diritto alla vita è il primo diritto di ogni persona, anche criminale – e mentre, con saggezza tardiva, si assiste alla riabilitazione dei 1.787 soldati condannati a morte per diserzione durante la Grande Guerra del 1914-18, c'è chi, sul Giornale (domenica 24), protesta contro chi nega che l'autodifesa senza limiti né misura e fino all'uccisione dell'aggressore sia un «diritto fondamentale».C'è una voglia di morte che ha risuscitato questa estrema e spesso assurda forma di difesa che non commisura la pena (anche capitale) inflitta dall'aggredito all'aggressore con il danno che costui ha causato alla sua vittima. Alcuni casi sono noti: il benzinaio che uccide il rapinatore in fuga, il gioielliere che spara a chi lo minaccia con un giocattolo, il pensionato che, di notte e in casa, colpisce a morte il ladro "armato" di una torcia elettrica. Uccisioni «legittime» – sostiene in sostanza Il Giornale –, ma per un po' di denaro o per qualche gioiello o per una lampada.Di più: nella condanna morale e giudiziaria di queste uccisioni, scrive Piero Ostellino, si vedrebbe «qualcosa di primitivo e di inquietante», cioè una rivendicazione da parte dello Stato del diritto esclusivo al potere del giudizio e della pena per chi, sia pure per difendersi, ha fatto anche giustizia da sé. Lo Stato imporrebbe agli eventi «una regressione culturale e storica», come se la storia potesse mutare i principi etici e i veri diritti fondamentali. Insomma, «una regressione medievale rispetto alla moderna autonomia dell'individuo».Ma attenzione, quest'ultima affermazione rivela una "cultura": anche il "diritto" (civile?) di sparare al ladro che ti viene in casa o a bottega – una vita per un gioiello – deriva dal famigerato «principio di autodeterminazione».È questa la bandiera e la vera «causa liberatoria» su cui il laicismo fonda la sua dottrina che giustifica e rivendica come diritti e conquiste civili aborti, eutanasie, suicidi, commerci di gameti e di embrioni, affitti di uteri... Una filosofia di egoismo, di individualismo e di morte.L'AGITATOREÈ vero: l'Iva (imposta sul valore aggiunto) fu inventata dal governo fascista negli ultimi anni del suo regime. Era solo del 2 per cento, ma alimentò la protesta sotterranea della gente. Ma oggi che c'entra con la Festa della Liberazione? Lo spiega, su Libero di lunedì 25, un confusionario fondo del direttore Maurizio Belpietro dal titolo: «Il vero nemico, il Fisco, è il nuovo fascismo. Sogniamo un 25 Aprile di liberazione dalle tasse». Nel testo, un po' di tutto: festa, fisco, fascismo: «Oggi il pericolo comincia sempre con la F, ma si chiama Fisco... Il nuovo fascismo è rappresentato dalle tasse, non dai manganelli... Agitare il fascismo fa comodo a molti». Anche a Libero, e con cognizione di causa.