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Se l'indispensabile è considerato inutile

Goffredo Fofi venerdì 21 settembre 2018
Due libri recenti, italiani, andrebbero letti e meditati, e dovrebbero sollecitare attenzioni, reazioni. Sono scritti da donne, e anche questo è un fattore rilevante, senza rimostranze di genere, semplicemente informano, ma come modo di agire e non di "menare il can per l'aia": dimostrano, insistono, e a loro modo agiscono. Li ho letti in questo caldo settembre, dopo i molti disastri dell'agosto, insieme a un numero di "Internazionale" dalla copertina di un infuocato giallo e rosso e dal titolo chiaro e inquietante: L'estate in cui il clima cambiò. Il nostro presente e il nostro futuro sono segnati da due paure latenti, ma delle quali si parla ancora come di cose piuttosto normali, quella del disastro ecologico e quella delle guerre che ci attorniano; badando, i "comuni cittadini", ai fatti propri, e anzi irritati da ciò che disturba la loro pace, appena agitata da frustrazioni e rivendicazioni perfettamente egoistiche e "di ceto". I due libri sono Mala terra. Come hanno avvelenato l'Italia di Marina Forti, Laterza, e Il Vesuvio universale di Maria Pace Ottieri, Einaudi. Maria Pace Ottieri ha girato in lungo e in largo per Napoli e l'area vesuviana - che ha densità di abitanti per chilometro quadrato tra le più alte del mondo - e ha fatto una cosa che a nessun napoletano era venuto in mente di fare. L'argomento è semplice: quell'area vive «sotto il vulcano», e i vulcanologi dicono e ridicono che il Vesuvio è pronto a scoppiare, e che in questo caso ci sarà una carneficina che vedrà, a causa della noncuranza di tutti verso il probabile, un numero dei morti maggiore tra chi tenterà la fuga - lungo le poche strade obbligate - che non sotto il fuoco, la cenere, la lava. Marina Forti, non meno sistematica e non meno ambiziosa, ha girato l'Italia verificando i disastri portati dall'industria, dall'avidità di molti, dalla superficialità o inefficienza o complicità tanto delle istituzioni quanto dei cittadini, con rare reazioni solo quando nella loro casa o in quella vicina entrava la morte, e a volte (per esempio a Taranto, ma anche su a Nord, tra Lombardia e Veneto) essendo costretti a scegliere fra lavoro e salute (la sopravvivenza per sé e per i propri cari al prezzo, per sé, del cancro e d'altri mali prodotti dalla fabbrica). Sono due libri impressionanti, belli e necessari, che escono mentre impazza la consueta fiera delle vanità dei festival-passerella, e la nostra intellighenzia, quella universitaria e quella degli scriventi e altri artisti, fa merce secondaria e insulsa di ogni tema e problema. C'è anche il problema dell'inquinamento mentale che ci spaventa, che consiste nella complicità di tutti a non guardare le cose in faccia. Dilaga il disutile mentre il necessario e l'indispensabile non riescono a farsi ascoltare, o vengono stampati e accolti come una merce fra tante.