Rubriche

Se il teologo «adulto» interroga il Risorto

Pier Giorgio Liverani domenica 12 luglio 2009
Il dott. Vito Mancuso, teologo adulto e diversamente cattolico (nel senso della diversità della sua teologia da quella approvata da chi ha ricevuto da Cristo il mandato di "confermare i suoi fratelli") scrive su Repubblica (lunedì 6) l'elogio del «cattolico adulto che il Papa non vuole». Insomma, replica all'omelia tenuta dal Papa alla chiusura dell'Anno Paolino e ricorda alcuni cambiamenti del Magistero (tipo libertà religiosa, Sillabo, lettura della Bibbia, lefebvriani). Secondo lui, lo Spirito avrebbe spesso convinto la Chiesa facendosi sentire proprio per bocca di quei «cattolici dalla fede adulta» che, come lui, parlavano «senza temere le condanne della gerarchia». Modestia (sua) a parte (il profetismo è più diffuso di quanto si creda) e senza entrare nelle singole questioni, temo che il teologo si senta adulto, perché scambia per verità ciò che è "opportunità pastorale", ovvero che è meglio fare in quel dato momento e contesto storici: il che non è opportunismo né etica della situazione, perché non riguarda la fede né la morale; e trascura la profezia (questa sì autentica) di Gesù, secondo cui "lo Spirito vi insegnerà ogni cosa". Il che presuppone e spiega, io penso, anche quella gradualità che la Chiesa ha seguito nel proclamare dogmaticamente le verità di fede e, ben distinte, nel compiere le scelte pastorali o anche, se volete, opportune e "politiche" (p. es.: lettura prudente dell'AT, non expedit, Patto Gentiloni, legge 40 ecc.). Un cattolico molto adulto e autodeterminatosi profeta s'inventò il Protestantesimo. Perciò e infine si vorrebbe sapere se sia da teologo adulto anche la risposta che, nell'intervista apparsa su Io Donna, supplemento femminile del Corriere (sabato 4), Mancuso dà alla domanda «Quale persona richiamerebbe in vita?»: «Gesù: avrei alcune domande da fargli». Richiamare in vita il Risorto per fargli completare la Rivelazione?

IL MASCHIO INUTILE
Due domeniche fa questa rubrica parlava del «papà imperfetto», indicandone le motivazioni ideologiche. Adesso siamo già al «padre inutile». Giovedì scorso (9 luglio) Corriere della sera, Repubblica, Messaggero, Stampa, per citare solo i principali, annunciavano la «creazione» di «spermatozoi artificiali» ottenuti da cellule staminali embrionali non genitali e, tutti contenti, commentavano: è «una cura per l'infertilità» da usare «nella fecondazione artificiale». Conclusioni: «L'uomo diventa inutile per fare bambini», «Il maschio non è più necessario». Infine: «E l'uomo creò l'uomo». Tempo fa si parlò qui dell'"homo autopoieticus", (l'"uomo-che-si-fa-da-sé") ovvero della tentazione dell'uomo di mettersi al posto di Dio. Progetto destinato al fallimento. Venerdì 10 due pagine dell'Unità dedicate alla futura medicina a base di staminali embrionali, ammettevano che «ancora non sono chiari i materiali da usare [...] le tecnologie e neppure la destinazione». Invece è già chiaro che l'impiego di queste cellule consiste proprio nella loro inutilità, intesa come nocività. Ossia nell'uccisione di colui da cui sono prelevate e nella superfluità del maschio, che esse dovrebbero sostituire. Insomma: l'uomo-che-si-disfa-da-sé.

ARRIVEDERCI
Ai miei 23 lettori: è tempo di ferie. Ci ritroveremo domenica 23 agosto.