Rubriche

Scifoni nella “jungla” della quarantena

Andrea Fagioli mercoledì 22 luglio 2020
La mia jungla è uno dei migliori prodotti di RaiPlay in tempo di pandemia. Battere Jovanotti e il suo Non voglio cambiare il pianeta è praticamente impossibile, ma Giovanni Scifoni (quarantaquattrenne attore, scrittore, regista e conduttore televisivo) ci prova. Le sue pillole surreali sulla vita in quarantena e sulle fasi della ripresa non sono niente male, anzi: alcune sono davvero divertenti e hanno sempre una morale. Dei dieci episodi previsti (ognuno dura dai tre ai quattro minuti), sulla piattaforma on line della Rai ne sono attualmente in rete sei: il primo risale all’inizio di maggio e ha per tema proprio la Festa dei lavoratori con uno smart working che anziché semplificarci la vita ce l’ha complicata rendendoci attivi e reperibili ventiquattr’ore su ventiquattro. L’ultimo episodio è disponibile da qualche giorno e parla di «Buoni e cattivi». Il protagonista è confuso perché oggi tutto è radicale: o bianco o nero. Durante il lockdown sembravamo tutti d’accordo, ma ora siamo di nuovo costretti a decidere sempre da che parte stare. Nel mezzo c’è stato il capitolo forse più divertente, quello dedicato alle vacanze in epoca di distanziamento sociale: «Sole e sale da solo». Tante peripezie per cercare di isolarsi ed evitare gli assembramenti per poi scoprire che «non c’è niente di più ingombrante della solitudine». Notevole anche «Figli a scarico» sulla difficoltà di tornare al lavoro con le scuole chiuse e i bambini a casa. Anche in questo episodio, forse più che in altri, Scifoni coinvolge tutta la sua famiglia, moglie e tre figli. E tutti se la cavano alla grande, anche il piccolino, contribuendo a raccontare nevrosi e follie della convivenza forzata tra le mura domestiche. Mentre dal costruttivo capitolo «La felicità è pubblica» arriva il messaggio positivo della nostra Costituzione che, come spiega Scifoni, dice chiaramente che il bene è meglio se è comune. Insomma, tra gag esilaranti, personaggi improbabili e situazioni paradossali, l’autore ci mostra l’essere umano in rapporto ai propri simili, negli spazi sociali, in cattività e in libertà, che possono diventare anche una «jungla». Un racconto ironico che mette alla berlina i luoghi comuni e rende accessibili le grandi questioni.