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Scene e oscenità nella caccia ai migranti del Sahel

Mauro Armanino martedì 20 giugno 2017
«Ieri sera, una pattuglia dell'esercito nigerino ha aperto il fuoco su un veicolo che trasportava migranti in provenienza da Agadez e in direzione della Libia via Dirkou. Un migrante è stato ucciso e tre altri feriti. Secondo una fonte degna di fiducia, l'autista, pensando ad un attacco di banditi armati, ha rifiutato di obbedire alle ingiunzioni delle forze di sicurezza che gli chiedevano di fermarsi». (La redazione del giornale Air info, basato ad Agadez, il 13 giugno 017).
Dunque, la messa in scena sta cominciando a dare i suoi frutti. La caccia ai migranti, equiparati a terroristi di frontiera, contrabbandieri di sabbia e trafficanti di realtà, è una profezia che si autoavvera. Non sono affatto cadute nel nulla le politiche europee di finto contenimento delle migrazioni. Accordi bilaterali, incontri tra ministri, summit di varia entità (G5, G7, G20), promesse di finanziamenti e piani di sviluppo (dis)integrato, svelano il volto dell'oscenità che li genera. Dai Piani di Aggiustamento Strutturale che hanno fallito si è passati ai Piani di Rianimazione Umanitaria, di cui le cliniche di riferimento sono le Agenzie onusiane e volenterose Ong.
L'Africa che cresce, si sviluppa, ha giovani e futuri consumatori (un mercato unico di un miliardo e 300 milioni, ricordava con serietà il presidente del Niger Issoufou) per un Occidente in crisi irreversibile di crescita. La messa in scena degli aiuti in cambio del controllo sulle migrazioni rappresenta l'osceno tentativo di esportare le scorie ideologiche e politiche dei fallimenti accumulati nella storia. In Africa ci sono 54 Paesi in cerca d'autore e altrettanti burattini che sorridono quando invitati a spartirsi la torta dell'ignominia alla faccia dai poveri che li hanno eletti. Rilasciano interviste, viaggiano e soprattutto hanno i conti in banca nei fiscali paradisi bancari.
L'oscenità è il malaugurio, la sconcezza e l'indecenza. Quanto appunto caratterizza l'orientamento neocoloniale e imperiale dell'Occidente con la complicità dei politici locali. La scena è il fondale e allo stesso tempo la rappresentazione di una commedia che ha come finalità la mistificazione della realtà. Una farsa la politica migratoria e quella degli aiuti internazionali, mentre armi e menzogna sono esportati con l'avallo del popolo colpevolmente ignaro. Osceni i viaggi, i sorrisi e gli accordi di principio siglati dai complici venduti al sistema di spogliamento globale dei poveri. Non se ne trova uno che abbia il coraggio di smascherare la falsificazione delle parole.
«È in effetti incontestabile che l'insicurezza e il terrorismo, le migrazioni illegali e il traffico criminale di esseri umani rendono inutili i nostri sforzi per lo sviluppo umano e sociale...».
Così il presidente del Niger all'inaugurazione della riunione dei ministri africani del Commercio la settimana scorsa a Niamey. Mahamadou Issoufou, come altri, ha imparato la lezione a memoria. Da quando attorno alla scena migratoria fioccano milioni e buoni premio per viaggi garantiti tra i potenti, tutti parlano di illegalità. Dalla scena all'oscenità il passo è breve. Lui e altri questo passo l'hanno compiuto. Intanto la regia dello spettacolo è altrove e i biglietti sono a prezzi scontati.
Niamey, giugno 2017