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Scaffale basso. Takoua e Marco nemici amici

Rossana Sisti martedì 22 giugno 2021

Takoua Ben Mohammed ha trent’anni, è nata in Tunisia nel 1991 e dal 1999 vive a Roma dove si è trasferita con la mamma e i cinque fratelli, raggiungendo il papà, esiliato politico per le sue battaglie per il rispetto dei diritti umani durante la dittatura di Ben Ali. Premessa necessaria perché questa graphic novel dal titolo curioso Il mio migliore amico è fascista che Takoua Ben Mohammed firma per Rizzoli (16,50 euro) racconta un periodo particolarmente difficile della sua vita, il primo anno delle superiori in una scuola della periferia romana, tra pregiudizi, dispetti e litigi.

Di origine tunisina e musulmana la piccola Takoua fa subito i conti con gli sguardi sospettosi e diffidenti della gente - prima conseguenza dell’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, rivendicato da estremisti islamici - quando all’improvviso musulmano diventa sinonimo di terrorista. Ma all’arrivo alle superiori tutto si complica, perché ai consueti pregiudizi si aggiungono quelli sollevati dal velo che Takoua decide liberamente di portare. E no perché ia la famiglia a imporglielo. Al contrario. A darle il tormento, benché anche gli insegnanti non brillino in comprensione, anzi, c’è in primo piano Marco, il compagno di banco rozzo e aggressivo, sempre pronto all’attacco, che veste la maglietta con la svastica e si dichiara fascista senza sapere nulla di entrambe le parole. Le ostilità però sono reciproche, il disprezzo e l’acredine quotidiani. Tra i due il muro di pregiudizi sembra invalicabile e l’inimicizia definitiva. Invece, mai dire mai. Mentre parla di pregiudizi, luoghi comuni e prepotenze, Takoua Ben Mohammed racconta di bullismo e cyber bullismo, ma anche di amicizie sincere, di rispetto e dialogo in famiglia. E infine della possibilità di nuovi inizi nelle relazioni, di confronti onesti anche da opinioni e punti di vista diversi. Dai 13 anni

Una bambina intraprendente, un berretto rosso, una nonna che abita nel bosco, un lupo e un inganno. C’è da scommettere che con queste premesse il pensiero corra alla fiaba più famosa di Cappuccetto rosso. Ma qui di consueto e già visto non c’è proprio nulla. Agostino Traini ribalta trama e protagonisti e allestisce un’avventura divertente e spiazzante per chi ha ancora in mente la più famosa Cappuccetto.

Per la gioia dei più piccoli l’editore Il Castoro ripubblica una nuova edizione de Il berretto rosso (13,50). È questo cappello l’oggetto del desidero di un lupacchiotto innamorato disposto a tutto pur di averlo per conquistare in eleganza una bella principessa che non lo degna di uno sguardo. Nonna e nipotina rischiano grosso tra coincidenze e fraintendimenti con il lupo ma come al solito il finale farà tutti felici e contenti. Dai 4 anni

Sono arrivati in ritardo e toccherà loro entrare per ultimi. Due topini trafelati sono In coda per l’Arca. Davanti a loro un lunga fila di animali in coppia che chiacchierano aspettando anche loro in attesa. Di bocca in bocca quello che i topolini ascoltano qua e là è la storia di Noè, del diluvio, di tutte le specie messe in salvo, della colomba con il ramo d’ulivo nel becco… Dunque si mettono il cuore in pace aspettando di imbarcarsi, iniziando però a preoccuparsi man mano che si avvicina il momento di entrare nell’Arca.

Niente però è come sembra, sicché il lettore si trova dentro una situazione di divertente ambiguità, giocata tra supposizioni ed equivoci attraverso i testi di Antonis Papatheodoulou e le illustrazioni, un misto di disegni e collage in carta e cartone di Iris Samartzi in questo albo di formato verticale e pagine pieghevoli (Kalandraka; 15 euro). Impossibile svelare altri particolari per non rovinare l’effetto sorpresa, davvero teatrale e straordinaria. Se chi legge userà voci diverse per ciascuna coppia di animali e saprà creare la suspense adatta alla scena, il finale sarà davvero spettacolare. Dai 4 anni

Ci sono i NO che aiutano i bambini a crescere e quelli che tengono a freno le ansie dei genitori. Facile intimare di non fare questo o non fare quello per evitare rischi e pericoli. Jorge Alderete, noto anche come Dr. Alderete, è un illustratore, autore ed editore argentino. Questo albo, lo chiarisce lui stesso nell’ultima pagina, è stato pubblicato per la prima volta quando suo figlio Lautaro aveva 5 anni.

L’età in cui i bambini sentono e desiderano scoprire il mondo che li circonda. Vogliono toccare, provare, sperimentare. E i genitori vanno in fibrillazione, sottovalutando l’idea che brandire i no a prescindere come un’arma a ripetizione è per i bambini una assurda privazione nella possibilità di prendere le misure al mondo. Il dr Alderete nella propria umoristica autocritica intitolata No! e pubblicata ora da Corraini ( 12 euro) mostra tutti i limiti di certi divieti assoluti attraverso tavole paradossali ed esilaranti. Come dire che i pericoli veri vanno individuati ed evitati, ma i rischi bisogna calcolarli e poi correrli. Perché a furia di vivere in bolle di sicurezza non si impara a riconoscere le vere minacce quando si presentano. Un albo da leggere insieme, bambini e adulti, e su cui insieme sorridere. Dai 4 anni