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Scaffale basso. Giacometti, Bosch e gli altri, l'arte senza età

Rossana Sisti lunedì 16 luglio 2018

Un uomo cammina da giorni in un luogo inospitale bruciato dal sole. Ha al fianco suo figlio e dietro di lui una moltitudine da esodo biblico. Come tutti, i due sono stanchi, sfiniti, affamati, la schiena curva e i piedi che sembrano macigni. Le loro ombre si allungano sulla sabbia a enfatizzare i corpi magri ed emaciati, resi scheletrici da fatica e privazioni. Dopo giorni di cammino estenuante arrivano al mare, come si approda alla fine del mondo. Con un’emozione ambivalente, la paura di avanzare e insieme la voglia di affrontare il mare e sbarcare laggiù in una terra straniera dove, si dice, la vita sarà migliore. Una speranza che si paga a caro prezzo, con tanti soldi e grandi rischi.

Qui la storia di fantasia prende la piega reale che sappiamo come l’attualità racconta quotidianamente: la traversata su un barcone scalcinato, il mare grosso che lo travolge, il naufragio, gli abbracci spezzati dalle onde. Due destini che si perdono e chissà se si ritroveranno. Realtà e finzione s’intrecciano fino a fondersi in questo albo intitolato L’uomo che cammina – della bella collana “Ponte delle Arti” di Jaca Book (14 euro) in cui Géraldine Elschner con un testo lapidario e toccante, e Antoine Guilloppé con le sue illustrazioni essenziali in bianco e nero raccontano il dramma senza tempo dei migranti, ispirandosi alle figure umane allungate, fragili ed essenziali di Alberto Giacometti, l'artista e scultore svizzero che nel Novecento ha dato vita a un linguaggio artistico originale e inconfondibile. Dagli 11 anni

Ci sono La stanza di Van Gogh ad Arles” e il suo “Autoritratto con l’orecchio bendato”, “La persistenza della memoria” di Dalì, la “Fontana” di Duchamp, “la “Joie di vivre” di Picasso, “Le muse inquietanti” di De Chirico, La “Moka” di Alfonso Bialetti, la “Tour Eiffel” di Gustave Eiffel. “L’uomo che cammina” di Giacometti e “La periferia” di Sironi. Ma non solo. Impossibile nominare tutte le opere che l’arte sapiente di Riccardo Guasco ha rivisitato in un grande albo senza parole, dentro un percorso figurativo che una pagina dopo l’altra accompagna il lettore in un cammino attraverso i capolavori di tutti i tempi dell’arte europea.

Un itinerario curioso e giocoso che invita a riconoscerli e poi nelle pagine finali a crearne uno in proprio, lasciando un segno come hanno fatto i grandi autori. Che capolavoro! è una delizia per lo sguardo. Pubblica Carthusia (20 euro) nella collana “Grandi storie al quadrato”, albi illustrati di grande formato nei quali grandi autori e grandi illustratori raccontano per i più giovani, ma non solo, storie semplici e universali su argomenti importanti. Dagli 11 anni.

Dopo il successo dei due bellissimi silent book “Tortintavola” e “Tortinfuga”, Thé Tjong-Khing, indonesiano, maestro del racconto senza parole, illustra sempre per l’editore Baisler una storia spettacolare – Bosch. L’avventura magica del giovane artista, il berretto, lo zaino e la palla... – che immerge i lettori nell’arte fantasmagorica e surreale di Hieronymus Bosch, pittore fiammingo rinascimentale. Sembrerebbe un’impresa ardua, invece la mano lieve e fantasiosa dell’illustratore riesce a restituire pagine sorpendenti rivisitando le figure grottesche, bizzarre e mostruose di Bosch a misura di bambini.

La storia è semplice, protagonista lo stesso artista ragazzino che, uscito di casa per andare a giocare, scivola e precipita in un burrone, approdando così in un luogo surreale popolato di creature orrende. Animali fantastici, dalle forme incredibili come quelle frutto della straordinaria fantasia dell’artista cercano di spaventarlo, s’impossessano del suo berretto, dello zainetto e persino della palla, gli tendono tranelli, tentano di rapirlo e imprigionarlo. Strada facendo il giovane Bosch stringe amicizie, incappa in mostri terrificanti ma anche in creature angeliche che lo proteggono. Dopo tante disavventure e trambusti, come nelle migliori favole, arriva un finale a sopresa che tranquillizza il cuore e riporta ogni cosa al suo giusto posto. Dai 10 anni.