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Riposiamoci anche noi restando in disparte

Salvatore Mazza sabato 24 luglio 2021
Le chiamano hypercar, un fenomeno emerso negli ultimi vent'anni, un po' il simbolo di questa nostra epoca segnata dalla fretta e dall'ansia di prestazione. Sono automobili costruite in tirature limitate che costano milioni di euro, destinate a Paperoni esibizionisti, sempre più potenti e sempre più veloci. Attualmente il record detenuto da una di queste auto è arrivato vicino ai cinquecento chilometri l'ora (sulla pista di un aeroporto in disuso), ma c'è già chi giura di poter far meglio. Tutto inutile, ovviamente, perché non esiste una strada in tutto il pianeta dove poter scatenare quella potenza e, anche ammesso che uno fosse tanto folle da volerci provare, dovrebbe mettere in conto che le gomme speciali, un treno delle quali costa oltre ventimila euro, si sbriciolerebbero in meno di quindici minuti, e in un tempo altrettanto breve si prosciugherebbe il serbatoio da cento litri di benzina.
Eppure, si diceva all'inizio, queste macchine sono tra i simboli della nostra epoca. Dove tutti viviamo di fretta, il tempo non ci basta mai, e facciamo l'impossibile per correre sempre più veloci, accumulando impegni su impegni, sempre con la paura di non essere all'altezza, di non farcela, di non arrivare in tempo, mangiando poco e male, dormendo meno, sognando giornate di quarantotto ore. Dove fermarsi, e riposare, sembra quasi una perdita di tempo. E invece dovremmo farlo. Ce l'insegna Gesù che, come ha ricordato Papa Francesco domenica scorsa, agli apostoli che tornano dalle fatiche della missione e, entusiasti, si mettono a raccontare quel che hanno fatto, dice: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». «Così facendo, Gesù ci dà un insegnamento prezioso – ha spiegato Francesco –. Anche se gioisce nel vedere i suoi discepoli felici per i prodigi della predicazione, non si dilunga in complimenti e domande, ma si preoccupa della loro stanchezza fisica e interiore. E perché fa questo? Perché li vuole mettere in guardia da un pericolo, che è sempre in agguato anche per noi: il pericolo di lasciarsi prendere dalla frenesia del fare, cadere nella trappola dell'attivismo, dove la cosa più importante sono i risultati che otteniamo e il sentirci protagonisti assoluti».
Qualcosa che succede anche nella Chiesa: «Siamo indaffarati, corriamo, pensiamo che tutto dipenda da noi e, alla fine, rischiamo di trascurare Gesù e torniamo sempre noi al centro». Ed è per questo che allora Gesù invita gli apostoli «a riposare un po' in disparte, con Lui. Non è solo riposo fisico, è anche riposo del cuore». Perché «non basta "staccare la spina", occorre riposare davvero. E come si fa questo? Per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro alle corse delle ferie. Gesù non si sottraeva ai bisogni della folla, ma ogni giorno, prima di ogni cosa, si ritirava in preghiera, in silenzio, nell'intimità con il Padre. Il suo tenero invito – riposatevi un po' – dovrebbe accompagnarci». Per questo
è necessario guardarci «dall'efficientismo, fermiamo la corsa frenetica che detta le nostre agende. Impariamo a sostare, a spegnere il telefonino, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio». Alla fine, ciò di cui abbiamo davvero bisogno è una «ecologia del cuore», che si compone di riposo, contemplazione e compassione. Approfittiamo del tempo estivo per questo.