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Riemerge dal '400 «Maiestas Dei» capolavoro polifonico di Grudencz

Andrea Milanesi domenica 18 settembre 2005
La figura di Petrus Wilhelmi de Grudencz (1392-ca.1480) è riemersa da un lungo oblio solo pochi anni fa, quando l'Hilliard Ensemble si è imbattuto quasi per caso in alcune sue pregiate pagine sacre, poi confluite nell'album che il gruppo vocale inglese ha dedicato al cinquecentesco Codex Speciálnik di Praga. Districandosi tra gli acrostici e i giochi quasi enigmistici dietro ai quali il compositore amava celare la propria firma, si sono così potute ricostruire le vicende biografiche di un protagonista di primo piano nella vita musicale dell'Europa centro-orientale del tempo; originario di Grudziac, in Polonia, studiò a Cracovia e soggiornò a Roma, ma lavorò prevalentemente al servizio dell'imperatore Federico III d'Asburgo. Finalmente uscito dall'anonimato, Petrus de Grudencz si è dunque rivelato uno dei principali artefici della fine dell'isolamento musicale dell'antica Boemia (terra in cui si sono conservati quasi i due terzi delle sue opere attualmente conosciute) e della conseguente apertura verso forme e stilemi di impronta maggiormente "occidentale"; un artista in qualche modo "di frontiera", con un occhio rivolto alla rocciosa tradizione medievale e l'altro proiettato verso le nuove ricercate istanze compositive rinascimentali, la cui originale produzione ha trovato posto al fianco dei più celebrati maestri della scuola fiamminga come Dufay, Desprez, Isaac, Obrecht e Agricola. Una gradita riconferma del valore assoluto di questo autore giunge oggi dall'album intitolato Maiestas Dei, all'interno del quale la Schola Gregoriana Pragensis diretta da David Eben ha approntato un programma suddiviso in quattro distinte sezioni, che corrispondono ad altrettanti temi forti della liturgia cristiana: la Maestà di Dio, la Nascita di Cristo, la potenza salvifica della Vergine Maria e le figure dei Santi (cd pubblicato da Supraphon e distribuito da Sound and Music). Mottetti polifonici e politestuali (con più voci che cantano testi differenti), scritti prevalentemente in lingua latina, che si articolano sorprendentemente in ampie campate sonore di armoniosità e dolcezza davvero rare, sorrette da poche velleità estetiche e da una sola, fondamentale preoccupazione: cantare degnamente la suprema grandezza del Creatore.